venerdì 12 ottobre 2018

IL CANTICO NARRANTE

LA SCALA NATURALE DELLA MIA VITA .
GIOVANNI MAFFEO - POETANARRATORE - 


Il cantico narrante .

Introduzione .
Dunque questa mia narrativa poetica mi da opportunità di riscattare l'ignoranza di un tempo ove ignoravo il sapere ,la bellezza della poesia del narrare .Spesso in occasioni mi affacciavo in librerie ,specie quelle in luoghi turistici ,mi attirava qualcosa che io stesso ignoravo ,non sapevo cosa era , cosa cercassi ,ed io entravo ,guardavo e mi soffermavo spesso davanti a figure stravolgenti .Fu in una di queste figure ,su un grosso tomo ,l'immagine di Dante Alighieri in mezzo a delle fiamme ,lì lessi il grande sommo .Per sentito spesso nominare capii che era ,era stato uno dei grandi Autori della poesia e che nei tempi fu è la magnificenza poetica ,sempre e comunque attuale .

Il gestore del chiosco mi disse: prendilo! Io impacciato mi guardai in faccia da solo e ghignai un sorriso ,poi guardai mia moglie , i miei tre figli e esclamai un sussurro ; ma che faccio ,lo prendo , gli lo chiesi così come se nulla avesse importanza ,ma che quel librone mi affascinava nonostante ignorassi il contenuto e mai analizzato . I miei a loro volta con scarso interesse mi disse , fai un pò come vuoi ,c'è ben altro da comprare ,e come solito avendo una famiglia al quanto numerosa non era il caso prendere un qualcosa il cui interesse non c'era ,almeno avessi studiato ,avessi avuto una cultura da poterlo poi leggerlo e capirlo.

Comunque il mio istinto mi suggeriva di prenderlo di acquistare un qualcosa che avevo sempre ignorato .
Comperato il librone, il grosso tomo nemmeno lo aprii ,lo misi in valigia e lo portai a casa ,così feci con una enciclopedia del DE Santis anch'essa finita tra gli scaffali di una mia vecchia libreria ,lasciati li a impolverarsi senza leggere nemmeno un rigo .Passarono anni ,io ero allora ancora giovane e come detto avevamo tre piccoli bambini ,poi il tanto lavoro figuriamoci se avessi il tempo di leggere .
Archiviati come altri libri e dopo molti anni in età matura mi dedicai alla genealogia ,questa mi impegnò per oltre un decennio e nel studiarla lessi tra le righe dei molti miei antenati belle cose, poesie ,sonetti, racconti ,mi piacquero e ne rimasi sbalordito ,ma ci passai sopra ,non mi poteva interessare anche perché la mia scarsa cultura me lo impediva ,mi impediva di scrivere ,ero sgrammaticato ,avevo una sintassi fuori righe ,insomma non me la sentivo a cominciare un qualcosa che non potevo capire e scrivere .

Lasciai lì per altro lungo tempo la cosa e dopo aver finito il mio studio genealogico mi sentii più sicuro ,da lì scrissi i primi pensieri, si, pensieri ,non versi . Raccolsi le forze e mi scrissi ad un sito letterario ,mai lo avessi fatto , mi fu detto di tutto ,non era un sito letterario era una bolgia di carnefici ove ti giudicavano a suon di ingiurie e offese .Fatta quella amara esperienza e con tanta testardaggine di riuscire a comporre mi scrissi ad altro sito letterario ,lì c'era più comprensione e fui aiutato dai vari membri .

Mi sciolsi da quelle catene di ignoranza e come autodidatta cominciai a scrivere meglio a comporre meglio ,a dare e dire di me ,del mio acerbo pensiero .Feci la gavetta per parecchi anni e al fine salivo i primi miei gradini della mia scala naturale .La natura delle cose ove l'individuo acquisisce arte ,chiamata anche teoria degli armonici per capire e comporre musica. Nel mio caso è una ampia valutazione del me stesso ove mi analizzo e mi evolvo .
Questo nuovo tema dunque è una mia invenzione un sodalizio di intendi per forgiare cultura ,teoria con cui ho aperto un valore aggiunto ,ove gli stessi libri lasciati lì ad impolverarsi furono oggetto di ispirazione ,di lettura ove io attinsi ,attingo la bellezza dell'intelligenza che l'ispirazione , .Dunque Dante Alighieri fu ed è il mio Mentore per antonomasia ove in questa cantico narrante mi da voce io suo umile apprendista gli ne faccio vanto .

MA POI ARRIVA L'AMORE‭ ‬,‭ ‬IL SANGUE BOLLE GLI ORMONI IMPAZZISCONO‭ ‬,‭ ‬TUTTO DIVENTA ROSA‭ ‬,‭ ‬POI PENA‭ …

Trittico poetico‭ ‬.
Passione‭  ‬Odio‭  ‬Amore‭ 
Opera poetica minore‭ ‬.

E fu il perenne gesto a vincere la discordia‭ 
a suggellare il tripudio glorioso‭  ‬,
sull'isola dei beati i soffi permalosi‭ ‬...
lì si accoppiano fiori sui campi elisi‭ ‬.

Sono i beati che hanno inciso la bella favola
hanno amato e generato vita‭ …
hanno reso fertile il giardino delle rose‭ ;
la passione‭ ‬,il sentimento dei puri‭ ‬.

E poi arriva la perdizione gli stordimenti si fan sentire‭ 
nella mia anima il tuo si coagula s’imporpora il beato sangue‭ ‬,
in perdizioni mi trascini affianco alla mia pietà ti neghi‭ ‬...
in passione l’inesorabile sarà fatale‭ ‬.

Tu fosti acero di pianta spoglia‭!
Ti lavasti con l’acqua benedetta‭ ‬...
con la mia gemma nascesti pura‭ ‬,
la mia premura s’adira e si svena.

Sei la perdizione‭ !‬La passione effimera‭ 
senza fissa dimora accogli i nervi solitari‭ ‬...
nel mio cervello il tuo nome si frantuma‭ ‬,
l’apparente nichilismo nella misericordia trema.

Vattene venditrice di fumo dall'animo sfatto‭ 
mietitrice di vittime e di innocenti orgasmi‭ ‬,
che tu possa trarre bene da chi spera‭  ;
avere il cimelio del prezioso dono‭ ‬.

Fosti serpe velenosa‭ ‬,superbia dopo l'abbandono
insultasti l’amore‭! ‬Il tuo che fu venale‭ ‬,
Il sublime che tra noi nacque vaporoso‭ ;
la maligna bugia della ruffiana storia‭ ‬.

E non trovasti eco nelle sorde lande‭ !
Fui per te capriccio d’avventura‭  …
la faccia di un momento accattivante‭ ;
fosti carne della‭  ‬mia carne che ancora rubo‭ ‬.

Odio amo‭ ‬,gli opposti s’avvinghiano nel sangue‭ 
prepotenti rubano ricordi‭ ‬,valori persi in parole‭ ‬,
cancellano tracce d’un vissuto innamorato‭ ‬,
di una fede smarrita e non ha credo‭ ‬.

Oh‭ ‬,‭ ‬dolore‭ !‬Pena d'ogni tortura‭ …
d’ogni mal vissuto esorti‭;
a quando il trapasso‭ ‬,‭ ‬nell'anima s'avvede,
egemonia sovrana di odio e amore‭ ‬.

Ognuno vive del suo delirio esercita il fanatismo‭ 
dalla terra inghiotte turpiloqui il blasfemo enigma‭ ‬,‭ 
nell'ira strozza il fiato inghiotte impure scorie‭ ;
lei odia ama‭ ‬,‭  ‬farnetica‭ ‬,si contorce su di un letto sfatto‭ ‬.

Siamo dunque scheletri addobbati‭ !
Da abiti smessi e lusinghe improprie‭ ?
La sudicia compiacenza fa miseria la fede
come rivoli scendono le lacrime di gelo‭ ‬.‭  

Io vivo del mio delirio‭ !
Del mio odio‭ ‬,del mio male‭ ‬,l'amore è una regola muta‭ 
dal mal d’amore passione bramo‭ …
è la sofferenza che tu m’hai nutrito di baci e di rossori‭ ‬.

Mi hai carcerato tra i novizi del paradiso‭ 
tra l'esultanza la lusinga e fauci affilate‭ ‬,
sono un mostro per amore‭ ;
un fantasma con le ali da vampiro‭ ‬.

Ma io amo‭! ‬Forse l’amore non ama me‭ ?
Amo la bella incantatrice ove spiaggia la sua pelle‭ ‬,‭ 
ove serpeggia libera nell'anima mia‭ ;
come l’opale pietra che esalta i suoi colori‭ ‬.

Lei spesso trema di paura non si scioglie al primo sole‭ …
Scompare tra gli illusori paralleli‭ ‬,
ove l’inimmaginabile all'improvviso gli appare,
nelle mie braccia tenera si trascina.

Amo la ricchezza d’animo‭!
Il consacrato che inneggia lo spirito‭ ‬,
smuove l’intimo fuoco ove arde e esplode‭ ‬,
nella feroce‭  ‬passione si consuma‭ ‬.

Apro l’uscio a nuove visioni respiro con te l’aria pura‭ …

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore.

CHI NELLA VITA NON HA MAI PREGATO‭ ? ‬L'ESSERE UMANO E‭' ‬IL DEVOTO‭ ‬,‭ ‬E‭' ‬LA LUCE CHE SI FA CARNE‭ ‬,‭ ‬CON L'ANIMA DIVENTA UOMO DI DIO‭ ‬.

Preghiera‭ ‬.
Poesia spirituale‭ ‬-‭ ‬lode a Dio‭ ‬-

E fiorì Gerusalemme tra gli olivi‭ ‬,
Il grande sepolcro liberò il cristo‭ …
Da lui nacque‭ ‬,‭ ‬il segno della croce‭ ‬,
Gli animi esortò e fu preghiera‭ ‬.
E si diffuse nel creato una voce‭ ‬,
Era Dio‭ ‬,che parlò agli uomini‭  …
Gli dettò le sue sacre leggi‭ ‬,
Fu,‭ ‬il suo‭ ‬,‭ ‬verbo della pace‭ ‬.
Dettò i dieci comandamenti‭ !
Le regole dei diritti e doveri‭  ‬,
Io sono il Dio tuo,‭ 
Non essere falso,‭ ‬e non rubare‭ ‬.
Dettò‭ ‬,‭ ‬l’amore‭ !
La speranza ove cresce vita‭ ‬,
Di umiltà‭ ‬,‭ ‬il degno merito‭ ;
Di ubbidienza‭ ‬,‭ ‬l’io medesimo‭ ‬.
Vieni dunque Dio‭ ‬,‭ ‬vieni a salvarmi‭ …
Vieni signore‭ ‬,ti aprirò la mia casa‭  ;
Sono io il peccatore‭ ‬,‭ ‬e non ho la stabile dimora‭ ‬,
In te cerco‭ ‬,‭ ‬quella futura‭ ‬.
Il tuo sole irradia il mondo‭ !
Da te creo‭ ‬,‭ ‬da te fu creato‭ ‬,
Sono amorevoli le tue parole‭  ;
Si cantano‭ ‬,nei beati cori‭ ‬.
Vieni o Signore‭ ‬,‭ ‬e benedici i nostri cuori‭ ‬,
Benedici la donna‭ …
La genitrice che genera vita‭ ‬,
Figlia‭ ‬,‭ ‬madre‭ ‬,‭ ‬sposa‭  …
Serpeggia vanità‭ ‬,‭ ‬sui campi elisi‭ ‬.
Femmina‭ ‬,‭ ‬col il tuo seno‭ ‬,‭ ‬amore nutri‭ ‬,
Passione sacra‭ ‬,‭ ‬doni‭ …
E tu uomo prega‭ ‬,
La bontà in te è immensa‭ …
L’amore per te sospira‭ ‬.
Ed è in verità e zelo‭ ‬,in lodi ti ispiri‭ ‬,
È nostro Dio‭ ‬,re‭ ‬,‭ ‬e signore dell’universo‭ …
Abbi pietà‭ ‬,del nostro incerto‭ ‬,
Dacci cibo‭ ‬,per elargire pane‭ ‬,
Dacci‭ ‬,‭ ‬la tua benedizione‭ …
Per essere più buoni.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.



ED E' INNOCENZA ! NEI CUORI I PALPITI DELL'AMORE .

Invocazione all'innocenza‭ ‬.

Lode di Davide‭ ‬.‭ 

Tratta‭  ‬e riadattata da me‭  ‬Giovanni Maffeo‭  ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.

Raccogli o Signore la causa dei giusti‭ ‬,
sia attento il mio grido‭ ‬,la mia lode‭ ‬.
Porgi a me l'orecchio‭ ‬,la mia preghiera‭ ‬:
su le mie labbra senza inganno ne malignità‭ ‬,‭ ‬né vergogna‭ ‬.
Venga da te‭ ‬,la mia sentenza e i tuoi occhi vedano la giusta causa‭ ‬:
saggia il mio cuore‭ ‬,la mia fede‭ …  
Scrutami di notte tra le ombre e guardami‭ !
Lì s'invade l'anima mia‭ ‬,il mio dolore‭ ; 
quando il sole si addormenta su i tuoi celesti campi‭ ‬.
Provami oh Signore il‭  ‬peccatore‭ !
provami al fuoco‭ ‬,sulla brace della vita‭ ‬,
non c'è malizia‭ ‬,ma voglia di vivere e cantare la tua lode‭ ‬.
La mia bocca non si è mai resa colpevole‭ ‬,mai‭ ! 
Nel volere l'altrui carne‭ ‬,
nel desiderare l'innocenza la purezza del solo amore‭ ‬.
E secondo l'agire degli umani‭ ‬,
seguendo le tue parole evito i sentieri della violenza‭ ‬,
cancello dal mio agire‭ ‬,‭ ‬la‭  ‬malevolenza‭ ‬,
io che sulle tue vie raccolgo semi‭ ‬,con essi nutro il corpo mio‭ ‬.
Tieni saldi i miei passi e i miei piedi non vacilleranno‭ ‬.
Ti invoco mio Dio‭ ! ‬Dammi riposo‭ ‬,dammi risposta‭ ‬,
porgi l'orecchio al mio udito‭ ‬,ascolta la mia voce‭ ‬,
tu‭ ‬,‭ ‬che ci salvi dai nemici‭ ‬,aiutaci‭ ! 
Affida‭  ‬la tua destra e custodisci le lacrime che cadono‭ ‬.
Vieni‭  ‬oh signore‭ ‬,‭ ‬vieni‭ ‬,‭ ‬oggi è Natale e sulla tua terra c'è festa dell'amore‭ ‬,
salvaci da gli Empi‭ ‬,dai malvagi‭ ‬,dai traditi e i loro peccati‭ ‬.
chiudi loro gli spropositi‭ ‬,le inerzie futili‭ ‬.
Fermali oh Signore‭ ‬,‭ ‬loro non sanno quello che fanno‭ ‬.
Con le tue mani sazia di bontà l'anima mia‭ ‬,‭ 
di umiltà fammi schiavo‭ ‬,in amore‭ ;
dammi vita ed io guarderò l'eterno sole‭ ‬,
il tuo volto sarà il mio‭ ‬,in ogni mio passo mi sazierò della tua presenza‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.

QUI LE DUE PORTE DELL'ESISTENZA UMANA . 

La porta per l’inferno . 

(Il delirio dell’innocenza )

Non mi lascerò coinvolgere dall’indifferenza 
dalla sottile ed effimera astuzia ,
sazierò il mio livore ,dando inizio al nuovo io 
a quello che di meglio han valori umani .

Aprirò le porte al riflesso del sole che traspare la mia foschia 
fatta d’ombra dal mio capo chino, cupa , senza luce ...
bruciatemi pure ,mettetemi a rogo !
Nel fango dei ricordi  io non mi sciolgo .

Vi apro la porta del mio inferno li troverete chi vi accoglie  
vi offrirò il  mio sangue e tanta malavoglia  ,
vi offrirò l’odio i rimorsi dell’anima mia ; 
il vostro  veleno è il mio cibo ...

Vi offrirò il frutto maledetto ,che Eva mangiò e fu il peccato ,
fu , la porta per l’inferno ,l’unico rifugio degli amanti  
sconcertatori di tombe  e fughe nei silenzi ...
idolatri senza credo i fanatici attributi.

Andatevene dunque , fuggite , da me che sono lampo 
soccorrete altri infermi , i furibondi ,
lasciatemi al mio delirio , a giocare a guardia e ladri 
a sollevare i miei pesi , a versare logiche dei miei attributi .

Andatevene ,statemi lontani ,io puzzo di sterco e ho fame di fetore 
di sostanze nocive e  scorie di  frastuoni ,
sono la bestia di soma che ara i campi  elisi  ;
sulla guancia del cielo depongo il bacio .

Falcio mietiture su terre e spiagge 
tra i guanciali i miei gagliardi angeli l’oro si, mi san capire ,
mi aprono la porta dell’inferno e traghettano la mia culla  in paradiso
sulla barca del nuovo tempo mi lasciano cantare poesia .

Ma Dio mi trasporta nella sacra liturgia ove io colgo la preghiera ...
colgo la fede la pietà dei santi ,
dentro me i fantasmi s’inchinano !
Ballano la gloria , mi premono le labbra sui pori della pelle .

Oh tu giovinezza ,lasci  l’incerto , lasci virilità sconnessa 
la florida bilancia che cede il passo alla vecchiaia superba ,
al mio sole che mi da vita , intorno ad esso nessuno mi osserva 
Calo il sipario dell’opera a chi non è degno della mia lirica . 

Giovanni Maffeo - Poetanarratore .


La porta dell’infinito.

(La salvezza è pace )

Tale mi rese infatuo la bestia senza pace
che nel vedermi da vicino mi mostrò eloqui‭ ‬,
mi vidi bruciare poco a poco‭ ;
caddi a terra su un groviglio di radici‭ ‬.

E non c’è virtù se amore tace
di pietra resterà l’angelo custode,
L'erba amara sarà il mio cibo‭;
avvezzo suderò tutte le fatiche.

D’insonnia i pensieri scuoto
d’ogni grido il tremolio dei baci,
vedrò distanze tortuose‭ ;
fisserò lo sguardo su una raccapricciante scena‭ ‬.

E prego Dio per la verde vita che m’ha dato
a far fiorire la pianta maestosa,
che ella possa crescere rigogliosa‭;
tu l’hai percossa,‭ ‬perché non l’hai curata‭?

S’accendono i fuochi ed è buia sera
lampare s’illuminano su panchine vuote,
il riflesso della luna imbianca il mare‭ ;
su di me riflette la vanità dei poveri.

Tu fosti colei che mi diede il sole e mi tolse il cielo‭!
alzasti le tue mani sulla mia pelle chiara,
mi privasti dell'erba verdi e del bianco fiore‭;
di labbra assetate che non possono più bere‭ ‬.

Ho aperto per te le porte dell’infinito
per farci entrare la freschezza naturale,
d’ogni anima ne è l’impetuoso aroma‭ ;
d’ogni mercanzia ha il suo prezzo da pagare.

Ho lasciato l’oblio dell’amore‭ !
La frontiera dell’invalicabile mistero‭ ‬,
non rimarrò col cuore in gola‭ ;
aprirò le porte al sol piacere‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore.

Presentazione .

Nome: Giovanni Maffeo Poetanarratore. 

In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia”. 

E FU CREAZIONE‭ ‬.NACQUE LA VITA LA DEBOLEZZA E L'ODIO DEGLI UMANI .

CREAZIONE .

E fu evoluzione nel creato l'onnipotente si fece carne‭ !
Dal sole scaturì l'amore‭ ‬,la creazione del bene e del male‭ ‬,
si aprirono mondi i cieli dell'immenso‭ ‬...
le stelle dettero luce alla notte‭ ‬.

E‭' ‬nell'aurora del sole che nasce la luce‭ 
nasce‭ ‬,‭ ‬e mi inebria l'anima‭!
da lode ai forti sentimenti‭ 
al canto dei fascinosi versi‭ ‬.

Fu nell'etimo dei laudi a emergere la fede‭ 
fu il leggero passo che esaltò l'oblio‭ ‬...
tra me dissi:come sei bella‭ ‬,tu,‭ ‬natura‭ !
hai reso fertile il prato dei desideri‭ ‬.

E fu creazione‭ !
In principio Dio‭ ‬,‭ ‬creò il cielo‭ ‬...
creò il sole‭ ‬,‭ ‬la luna‭ ‬,‭ ‬gli animali‭ ‬,
la terra ove le tenebre coprivano gli abissi‭ ‬.

Creò l'uomo‭ ‬,la creatura a sua immagine‭ 
da lo stesso ne prese il frutto e ne fece donna‭ ‬,
la compagna per procreare e diffondere l'umana gente‭ 
su i suoli della vita‭ ‬,tra la rettitudine dei secoli‭ ‬.

Con la preghiere oh signore ci dai la parola‭ 
per lodarti‭ ‬,per cantare la tua lode‭ ‬...
la tua creazione per noi terreni è il tuo dono‭ ‬,
è la lirica che sboccia limpida dal cuore‭ ‬.

Ed egli‭ ‬,‭ ‬il supremo essere disse‭ ‬:
sia luce‭ ‬,‭ ‬e luce fu‭ ‬,si fertile la mia terra‭ ‬...
disse tante cose ove poi l'uomo le distrusse‭ ‬,
le minacciò con l'arma con l'odio con le battaglie‭ ‬.

Ho Dio‭ ‬,‭ ‬aiuta i buoni tu il creatore‭ ‬...
sorgi l'acque e assetaci‭ ‬...
dacci il paradiso‭ ‬,il nostro nido‭ ‬,
che solo i degni ne possono calpestarne il suolo sacro‭ ‬.

Dettò la pace l'inizio della vita‭ ‬...
fece grande l'universo con le stelle e le comete‭ ‬,
dettò i suoi comandamenti‭ ‬,ove disse‭ ‬:
amerai il tuo prossimo come te stesso‭ ‬,
con la tua voce‭ ‬,la gloria della fede dei tuoi versi‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.‭ 

Canto primo.

Comincio dunque a salire il primo gradino della mia scala naturale ,della mia poetica ,ove per essa percorro tempi ,analizzo stati d’animo, in una sequela di poesie che narrano la mia vita ,la mia salita all’alto scopo ,al crescere cultura in un mondo sempre più sgretolato .

( la fanciullezza )
Ed io fiorivo nel giardino delle rose
di stirpe antica raccolsi gloria.
Fu il primo tempo della vita mia ;
il primo gesto che mi rese uomo .
Andavo via per incontrar fortuna ,
da acri odori e sudori di fatiche ,
col cuore impavido e il volto fiero ;
mostravo a tutti la mia inibizione.
Raccolsi pane al chiaro della luna!
Come nella giungla tra la nebbia e brina ,
stringevo tra le mani la mia madonna bruna ,
muovevo i primi passi verso l‘odissea.
Bevvi del buon vino nell’età dell’oro
e a piedi scalzi m’affamavo di miseria ,
di gaiezza mi nutrivo ,
coglievo il frutto della fame .
Dal nido volai senza ali :
lì ,la prima prova per essere uomo ,
sull’aia ballavo le danze popolari ,
Ballavo la vita ,l a mia ,
sul pianeta terra incominciava .
Di profumi m’inebriavo !
Tutto intorno la bellezza m’assopiva ,
col companatico i sapori ,
mi punsi con le spine senza farmi male .
Fu breve l’infanzia !
Da corsi d’acqua bagnavo le mie vigne ,
aprivo alla mente i primi sogni :
cantavo con i lupi gli inni dei poeti .
Ballavo danze contadine
e conobbi la selva scura ,
su i monti l’avventura .
Salivo così il primo gradino
della mia scala naturale.

Qui mi trovo in un viaggio contorto , furie di parassitismi mi invadono l’anima, li affronto, li temo, li combatto .Lotto con tenacia ,le ignoro ,è il tempo di fare poesia , di crescere e salire la mia scala naturale .

(viaggio nel regno delle anime) 

Canto secondo .

La giovinezza .

E mi trovai smarrito in un viaggio senza luce
perso al buio e non mi accorsi che ero solo ,
Oh pietose anime abbiate pietà di me ,
di me che onore infamo ,
di poesia bramo il canto del cuore mio .
Datemi voi la forza !
Datemi coraggio per camminare ancora ,
datemi scosse di elettrizzanti lampi ,
di questi anni ,della mia giovinezza vera ;
le vere parole che mi furono sincere .
E tu uomo vivi per quel che sei
e non ti crucciare ,
non sperare di vedere il cielo
se di sera chiudi gli occhi per dormire ,
io scrivo per orgoglio e taccio
di ogni cosa ,la stagione ha la sua fine
il cui tempo fiorì il fiore ,
sfarzoso fu il nefasto regno ;
la nuova era emigrò amori .
E mi rivolgo a voi anime irrequiete
nella vita non si trova pace ,
adagiate il fato e raccogliete venia :
raccogliete le messi per dare pane .
Viaggio nel vuoto senza fine ,
lì vado a cercare la mia paura ,
non ne uscirò ne son sicuro
lì l’alba è talmente rara .
Ritorno nel bosco della mente
a vagare senza misura ,
scrivo col mio pensiero ,
con la mia penna combatto il male .
Oh Se fossi eterno
pagherei la mia pace ,
in cambio del perdono
dal male perverso l’innocenza tremo .
e mi chiesi: come verrò da te se paventi noia
a calpestare suoli dubbiosi ? In te io mai fui accolto
mai fui bramato del tuo sesso iniquo ,
Io non volevo alcuna cosa oltre l’argine del mare …
guardai in alto e vidi le tue spalle rosa ,
ti vidi vestita di raggi e danzavi tregua ;
volteggiavi libera nell’abito da sposa …
E fu così che l’anima mia si genuflesse ,
al chiarore di quella luce fuggì pietosa ,
si volse indietro a rimirar bellezza ;
nel vagare persi . 

Il supplizio dell’amore mi fu caritatevole, ebbi giorni lieti, ebbi storie profonde ove il sesso prevaleva ,l’ingordigia mercificava la carne  mentre la passione soffriva .
La frivolezza per l‘amata.

Canto terzo .

La Adolescenza .

Tentai invano di afferrarla ,
di cogliere il perduto fiore ,
Ella che ballava luce maestosa ;
dinanzi a me si mostrava aggraziata ,
nell’oro del sole si appannava e scompariva .
Inesorabile si fermò l’ora
scandì i suoi rintocchi ,
a sperar cagione
in memoria mi apparve rea .
Furono i nudi spettri a dare aurore a l’alma mia ,
ai dolenti spiriti
dispiaciuti per la mia sorte si misero a volare :
alzarono le mani ,
e dagli inferi gridarono alleluia .
Vidi coloro che di sangue si erano macchiati !
Li vidi bruciare nelle fiamme dell’inferno .
Ed io urlai più forte il perdono
per farmi sentire dall’eterno padre :
anime dannate da quel inferno salirete ,
l’anima vostra ne sia degna e sana ;
confessatevi dunque ,
pentitevi e vedrete luce .
Continuai il mio vagare tra le fiamme
la mia strada ,a seguire l’unica figura ,
vagavo per raggiungere la meta ,
ove tu anima mia mi hai tradito ,
lì per troppi anni mi son perduto .
Ora tra le tenebre conosco l’eterno pianto ,
la menzogna è del mal voluto .
Oh dolce musa ch’è m’ispiri ,
il mio canto a te dono
lo spirito mio ne va fiero .
Spesso pecco di gratitudine
l’estro del canto mi fu dato ,
i suoni mi furono concessi ;
forse per amare il mio me stesso .
E scrivo ancora per amore
un poema senza fine ,
Per la divina donna mi chiamò e fui reale.
Di comandar io la rinchiusi
in un solo canto l’ammirai .
E ancora: Dante mi ispira !
Donna , che sia giudizio lassù infrange
l’amore mio per te resta evanescente ,
tale mi faccio di virtù , il tanto ardire vesto
ch’io a te parlai come persona franca e desta .
Ricordai di me e andai in un tempo ancora vivo
a chi mai leggerà questo presentimento lesto :
al povero illuso che odia e ama ,
l’anima mia non ne può fare a meno …
No , non sono io il giudicante , il giustiziere !
Non spetta a me dare sentenza vana ,
quello che ho avuto
è il mio disprezzo e a null’altro beo.
Ora la perla nera nella cassaforte giace ,
la sua chiave l’ho gettata via ,
si prostrino a me i veri buoni
ed io riaprirò ancora fiumi …
Ma nella reale supponenza
la volgarità è degli immondi ,
purgano destini di infusi rari ;
su fogli di carta sputano veleni .
Questa è la sofferenza
ove le anime si sentono smarrite ,
vanno nel simposio dei commedianti ;
dove l’amore trova il suo scopo. 

E fu pienezza piena, culmine delle mie aspettativi ,finalmente davo sfogo al mio desiderio ,davo a me la certezza d’essere uomo ,ma io salivo  il riverbero dell’intelletto ,questo mi affascinava ed ero fiero .

La Pienezza .

Canto quarto .

Il Seminatore di discordia .
E fu fraudolento il suo credo
Barattò il paradiso con l’inferno ,
Con la sua anima indossò tormento ;
Della sua discordia ne fa trionfo .
Furono i suoi vizzi ,i più profondi :
La carnalità gli diete vanto ,
S’abbuffò e soddisfò i mal pensanti ;
Egli era avaro della sua stessa ira .
Col prossimo fece il prepotente
Affila le sue lame con i denti ,
Tra i seduttori e gente lusinghiera
La sua ignominia gli dà lussuria .
Di bestialità ammanta l’attrattiva .
Furono vizzi le fisiche azioni
Volgono l’abuso all’attributo ,
Contro il volere il rifiuto ;
La sua patria è una terra infame .
Fu il seminatore della discordia !
Vive e regna tra tutti noi ,
Spande gramigna e olezzi impuri ;
Sul prato delle vergini va a dormire .
Ma dande disse :
Vedi la bestia ,per cui mi volsi ,
Difendermi da lei famoso saggio ;
Ch’ella mi fa tremar le vene .
E fu l’inferno sulla terra !
Nei cuori maltrattati nacquero innocenti ,
Su la gogna tra i cantori ,
i poeti del duemila .
In ampi spazi furono riconosciuti
Un epoca che abbraccia il mare ,
Sorge il nuovo tempo ,la beltà e nuovi elogi;
I narranti della nuova specie.
Ma dante ribadì il vero:
E poiché la sua mano ,la mia prese ,
Con lieto volto on d'io mi confortavo ;
Mi mise dentro alle segrete cose .
Disse che tanto è amor ,
Che poco è più morte ,
Ma per trattar del ben ch’io vi trovai
D'altra cose dirò ch’io v’ho scorte .
E come Dante canto il mio sentire :
Canto il mio inferno dell’amore ,
Un’espressione logica degli umani ;
Canto l’altrui sdegno ch’è m’ha ferito
D’amore m’ha reso schiavo .
E il mio vagar continua ,mai si ferma!
Va oltre il mio intelletto crudo,
E nei conforti di colui che fu vate ;
Io l’irrisorio mi prostro e mi riduco.
Seppur io l’apprendista ,banditore di inerzia!
Con la mia preponderanza vado ,
Con una marcia lenta ;
Ogni vocabolo arriccio .
S’on io il folle e mi metto in evidenza ,
La lirica mi commuove ,mi dà apparenza
Una presunzione illogica .
E nel liquame la miseria spande !
Ogni giorno abbonda ,
A macchia d’olio tra le menti ;
In ciance e lagne si manifesta sulla scena.
E salgo sul colle ,il più alto tra le nuvole !
Salgo su ,tra i confini dell’amore ,
Tra il vero e il profano ;
Ove gli opposti danno prova di saggezza .
Scruto la sorgente d’ogni fonte
Ove ogni gioia, delirio ottiene:
Di musica interiore suona .
Salgo l’ultimo gradino ,
È il massimo del mio essere poeta ,
Sempre più su ,tra l’immenso scrivo;
Tra coloro che nella sua dimora sanno meditare .
Trovai incubi di folle inferocite ,tra i dannati i loro diluvi ,gente senz'anima ne pudori si masturbavano l’esistenza senza capire il vero amore .

( Col pensiero ,tra i dannati.) 

Canto quinto.

Sempre più stanco e sfiduciato
nell’altro modo mi incammino ,
tra gente opaca e volti sconosciuti .
Ascolto i dannati da un conico imbuto :
questa è gente che non conosce luce ,
dannano la propria vita per i torti ricevuti .
Sono molte le anime che soffrono
piangono la miseria che hanno abortito ,
in un cestino della spazzatura buttano il loro feto .
Una vita buttata al vento e smarriti vagano nell’inferno ,
piaghe che all’argano le crepe ,
di una tomba fanno la loro casa .
Dannati , esseri immondi,
dannati per volere un cielo azzurro ;
per volere l’esclusiva all’amore
scelto a caso per il solo piacere  .
E  mi danno l’anima , la mia,
nel vedere tanto vomitare
tanto spreco che si butta via,
tanta carne che si vende e si marcisce al sole ,
si odora al disgustoso sesso .
Ma c’è vita negli animi gentili !
Quando il dolore si fa rude l’anima muore ,
creature innocenti vengono salvate ,
Da un angelo del celeste paradiso .
E nelle notti di luna piena ,nei passati anni 
agli inizi dei tempi ,quando i vampiri dominavano le tenebre
e le due grandi faide si detterò battaglia …
ci furono i primi dannati su questa terra ,
ebbero un cuore di luce, in loro sbocciò l’amore
si mutò la specie ,
si innamorarono alla perdizione e nacque una vita .
Nacque il buio ,e la luce ,il bene e il male ,
dove la nuova specie ebbe la salvezza
dalle tenebre fu emersa e il castello fu salvato …
Ancora oggi si racconta :
esseri invisibili spandono veleno ,
nascondono il vero al passato che fu sangue e dannazione ,
fu la tragedia dei buoni nel creato
che ora si ribella e chiede aiuto.
E tu donna di questa epoca lasciati amare
non perdere quel che puoi avere ,
lotta contro il male e semina ancora il tuo fiore
lascia che il tuo germoglio venga annaffiato ,
e il giardino sia sempre in fiore ,
il tuo paradiso sia sempre amore .
Col pensiero ,tra i dannati,
salgo il terzo gradino di questa mia scala naturale ,
mi porto nella via del sapere
e mi accorgo sempre più d’esser solo
Ma forse un giorno anche io avrò un’uscita
tutti insieme canteremo in coro :
il grande giubilo al signore …
Spesso il buonismo m’attanagliava ebbi sconforti di natura ,di scoprirmi che il cosa servisse il mio narrare ,e darlo in pasto a plebe senza scopo .


La rassegnazione .

( canto sesto ) 

Ed è in molti cuori che la rassegnazione appare
ed è vita quando il dolore muore,
in sentimenti le parole
poi la collera le opprime e l’anima si vede solo al buio …
Si sopporta quel dolore che è la causa del pianto
dei malanni e i mille affanni ,
è la croce che non si crea ,ma si propone
si veste di cattiveria e di stupidità umana .
A nulla serve il voler vivere al buio
il bene produce occasioni e nasce passione,
so che tu anima sincera cerchi vita ;
soffri il male d’amore e aspiri gioia.
Si dice, che l’ultima è la speranza a morire
si impara a sopportare anche la rassegnazione,
tante sono le anime che dal purgatorio piangono paure
non accorgendosi che qualcuno ,
di loro si vuole innamorare.
Ed è stupore ! Angeli nel cielo pregano per noi ,
si accostano e ci portano in volo ,
noi portatori sani apriamo il paradiso al placido perdono.
No non serve rassegnarsi !E’ come perdere la vista
oltraggiarsi e nascondersi è una partita persa,
lottare ,amare è rivalsa è stare bene con se stessi.
Salgo il mio cammino e continua solitario
tante braccia si tendono e le lascio sole ,
capisco che ad afferrarle le farei soffrire
e le lascio andare a raccogliere fortuna.
Vorrei , raggiungere la mia meta per tornare indietro ,
ma porto con me un sacco in spalla ,pieno di vocii
lo vorrei accorare con l’affetto e l’amore
lo svuoto per una ragione sola ;
per dare voi lo spazio necessario .
Salgo il sesto gradino con fatica e vedo il mare ,
lì ,la sirena mi invita nei suoi desideri ,
la lascio nella sua dimora a meditare,
Essa sa che anche un solo bacio fa fremere il cuore .

Riuscì col tempo ad ascoltare i suoni ,quelli che nel mio sentire concertarono poesia ,una musica dentro senza barriere, un canto che nasce spontaneo .Tutto da allora fu più facile comporre ,esprimere la mia smisurata melodia .


(la mia musica poetica.) 

Canto settimo .

Racchiuso in brevi versi è il mio pensiero in musica
è gradino ove in me nasce il suono
il massimo livello del mio “essere “
una mediocre sufficienza guadagnata con sudore.
È qui ,in questa musica che urlo!!! urlo poesia ,la mia !
Ed è in questa vecchiezza che trovo la saggezza ,
il rifiorire giovinezza e l’oblio della vita mia .
Ho conosciuto verità che non fa mai parola
e la mia carne trema di desiderio ,
mentre colombe bianche volano innocenza
e oltre il cielo, in una gabbia dorata strillano perdono
raggiungono l’eterno padre,
e con voce rauca si perdono nello spazio infinito.
Ma io che conobbi l’amore a me fu negato ,
più volte fui sollecitato dal sincero sentimento,
fu vano il mio grido ,
foglie volavano al vento sperdendosi nel pianto
nella stagione d’autunno …
Caddero i maturi frutti marcendosi al sole
seminai dolcezza, che per anni ho creduto,
tutto fu vano ,troppi i dolori ,
orgogli e finzioni nauseavano piaceri
solo platoniche seduzioni saziavano rimedi.
Ma io continuo a salire nel mio regno della fantasia ,
ci fu una lotta contro il tempo che non ha dimensioni
mi avvicinavo per poi allontanarmi senza una ragione ,
alla miserabile illusione che soddisfa i colmi vuoti .
E gira tutto in una canzone ,si elogia poesia !
Il vero non lo considera nessuno
nasce così la mia musica ,
nasce da una fanciulla innamorata !
quella sei tu che mi leggi e trovi le mie parole,
essa valica montagne ,
sali sempre più in alto e urla il tuo amore
ti fa inebriare, col suo odore fresco di natura.
Ed è questo pizzico di follia che vive il mio tempo
ora che con la penna combatto ancora,
presto sarò solo ,su un pianeta vuoto ,
lì fioriranno i primi prati verdi
ove un domani ci sarà futuro
l’antico verso farà la storia .

I senza nomi ne abbonda il mondo, gente che si nasconde ,ha paura di sognare ,striscia tra i rovi e disprezza la vita .

La paura di sognare .

Canto ottavo .

La gente senza nome .

Varcando le porte del tempo
percorro le strade del mondo,
in esse la gloria dei viventi
la stagione che muta ogni sogno.
Ed io seguo gli indefiniti
la plebe oscura senza nome,
dalla cui esistenza le classi sociali
si concentra in un riso svelto.
Seguo i percorsi che l’istante accoglie
Nel immediato comunica il suo dire:
rivela l’immediato ,perduto ripetuto,
ritrovato poi in distanze il sereno.
Una preposizione semplice
di soggetto predicato ,
ove l’altrui crea la sua forma,
sul gradino della conoscenza
diffonde e avvede …
E si realizza il rozzo culto!
L’intelletto quindi dal fondo emerge:
di passione è la sfida è l’eco che dal suolo tuona .
Parla la fonte :
tra le fantastiche ironie si bella
un cristo viene ucciso l’ironico eroe muore.
Ed io narro!
Narro il mio sorriso …
Il paradosso inquietante
di una sincronica evoluzione.
Narro il senso della gente senza nome
e dal suo opportuno crea e svela .
Narro e vedo che in un albero secco
è custodito un tesoro , si dispongono ruoli
del rarissimo amore.
Si sale su per la scala naturale che porta al cielo,
con parsimonia istallo il credere profano
separo il passato al odierno giorno.
Mi sconfino e vado oltre l’estremo
appaio onesto e saggio …
Appaio come l’essere potente.
Appartengo ai senza nome
in minuscoli pensieri
espongo la mia regola.
L’avarizia ,la cattiveria
è il fertilizzante degli umani ,
è la terrestre condizione
nel chioccio riso il bene.
L’anima mia si fa bella
tra le effimere belve
diffondo il mio pane in nome dell‘amore . 

Arrivò il tempo in cui lo spirito ebbe necessità di arricchirsi di essere puro ,di pregare un fervore ,una sensazione di magia spirituale .

La spiritualità .

Canto nono.

La spiritualità dell’anima .

E salgo sempre più su ,verso la fede
Verso un’anima sempre più consapevole
Di un dettato spirituale .
Strappami l’anima
Poesia spirituale
Scrivo d’amore ,
E narro la gloria del nostro Dio ,
Scrivo il linguaggio delle parole
A volte , fanno tanto male .
Questi righi ,son per te , donna !
Nel mio pensiero rapito
Abbagliato , da luce fragile ,
Aprimi il tuo mondo ,
Fiero, invoco , il nostro giorno .
Strappami l’anima o Signore
E donala ai buoni
Sulla spiaggia del sole ,
Ove l’acqua benedice il mare .
Ed io riesco a cantare …
Dové l’amore ?
Non riesco a cantare ,alleluia !
A urlare forte il suo nome …
Gli occhi suoi ,non mi possono toccare ;
Solo Dio col suo sole , mi da luce .
Trabocca di veemenza l’innocenza !
Nell’impeto procace m’abbuia
Mi rende cieco .
Per te o Signore ,stringo i denti
Ora , o più tardi ,
La mia carne è debole ;
Ti prego , strappami l’amore !
E nella mente dell’anima mia ,
Io posso , vedere il paradiso ,
Rendimi saggio al cuore mio
Come le rondini del cielo ;
Ancora ,una volta volo .

L’anima infranta .

Canto decimo.

Con spirito di umana virtù rimetto i miei peccati
Al Cristo ,nostro Signore ,
Alla benigna sorte , al suo contegno …
A Dio che è fede è luce .
All’anima infranta !
Che è cibo per rigenerarsi carne …
Ma s’avvinghia su di me , la parvenza ,
Difende il degno petto ,
Essa , è ombra ;
È la signora che lucida il giallo .
S’on io il paragone ,
Il crudele paradosso che acceca il senso ;
Il trasmigrato re della similitudine
Che al palpito sorprende ,
L’eletto senza forma .
Ed è lui , il rampante ,
Contro i grilli si scaglia ,
Ha l’udito rapito e va a cavallo
Lei trotta , e gli fa battaglia ,
Gli scardina il cuore , l’amor profondo
È libera la pulzella , la puledra del castello .
Lei col punto croce lavora la sua maglia ,
Non vuole invecchiare ,
Si sente una farfalla
Si vede bella e la sua beltà guizza il vanto ,
Ma sovviene il se con l’incerto
La lercia storia s’avvelena .
Insoddisfatta , plana e lena
Mentre tesse sangue umano .
Lei rumina l’ozio !
Inganna i vizzi , i piaceri
Il irrequieto bisogno gli schiuma l’aria .
Perpetua  la sua carne ,
schiuma vanità , arroventa il cuore ,
Ma io, ahimè , son luce spenta
Dove sei?
Corro su binari paralleli ,tra rovi,
Annuso l’odore , di sacrestia
Ove un tempo ,mi credetti un santo .
È ferita l’anima mia ,va, verso altri lidi ,
Va , sull’isola della fede ,nel vorace sogno
Della vana attesa .
Annuso la sorda tenerezza ,
Il fascino del tuo spazio assorto
La freschezza speziata
Ha il gusto d’un raspo d’uva .
Oh mia bella , gli disse il gallo :
Oggi canto col l’amor dolente
Vieni da me , nel vortice delle gemme ,
Vieni, e stai tranquilla .
Vieni, a rifiorire , vertigini fanciulle
Ma tutto s’acquieta , va lento ,
Va, a passo di lumaca .
Si insinuano i sensi , si implicano
E tu, vorresti ,baci furibondi .
Li vorresti sul viso, sul collo , ovunque
Ove posa la mia lingua
Ma son chiuse le mie forze ,
Tremano, non han gaiezze
Si trascinano in orizzonti pallidi
è il tempo che non si ferma ;
Tocca le albe , delle stagioni assenti .
E sempre salendo la mia scala naturale
Incontro i quattro peccati capitali
Ne faccio canto .

Gli abiti del male. 

Canto undicesimo 

( superbia )
E svelo a voi ,i miei più reconditi segreti
i quali sono gli unici miei peccati;
e salgo pentito su di un rogo ,il più atroce!
Come una strega intrattengo con me forze oscure.
Ricevo poteri e mando malefici,
faccio fatture e legamenti d’amore :
nel t’orbito poi mi ritrovo ad oscurare i miei pensieri.
Di infusi alchemici aborro la superbia
e mistifico la mia anima
di peccati non voluti ,scommessi non desiderati
dal diavolo tentatore tu la femmina perversa sei
in presupposti già scontati m‘abbagli di luce antica
ho sfoggiato la superbia !
L’eleganza dell’incoscienza in te regna,
la superiorità d’essere il migliore ,
l’arrogante menzognero!
E ho indossato l’abito più bello
in apparenza farò faville
per mostrarmi a te sincero
quando ti vedrò per donarti la rosa nera .
Ho disprezzato la fede ;
con irruenza le guerre chiama
la spiritualità interiore resta integra a chi ci crede,
ho peccato di carità ,la più sincera
e della speranza ne ho fatto tanta fame …
Tu femmina di questo eterno di beltà vesti
di rosso porpora ti innesti
nell’anima del mio corpo bussi forte
coronata d’oro lussureggi l’eleganza!
Nello specchio della fantasia ti rimiri
e con superbia ti fai desiderare
ti chiedi : sono io la più bella del reame?

( avarizia )
Sono avaro e son contento !
Di avarizia vado a rallegrarmi ,
a riempirmi tasche di danaro fraudolento
di pane della povertà sono ladro.
Rubo sensazioni e sogni a chi mi ama
mi sazio di invidia e mi nascondo,
come un Paperone de peperoni avaro tutto tende
con prepotenza ingiustificata son felice.
Soddisfatto nel benessere poi affogo
completo la tesaurizzazione dell’ingordigia
tu la tentatrice di avarizia vivi ,
doni la tua carne al primo incosciente.
E con interessi guardi il futuro
di virtù ne giustifichi premura,
raccogli spiccioli per portarli in sacrestia
dai valore alla famiglia unico tesoro.
Di bontà ne fai ricamo ,
tra le righe di poesia il tuo amore.

( lussuria )
E tra le fiamme dell’inferno io con te mi brucio !
Lussureggiante vago a godermi la vergogna,
mi abbandono a mistici misteri
e della carne la lussuria con te godo.
Consumo l’ultima candela a te il mio pensiero
nel letto gli ultimi sospiri .
Tutto è fasullo svanisce la chimera
ti cibi in molti cuori
il denaro sprechi ,
sciogli crepe amare
nella lussuria ti lasci andare
e a occhi spenti offri passione . 

( invidia )
Di malsano mi rivesto e vado avanti ,
in queste minimali esigenze
nei confronti delle classi dominanti perdo,
giustifico il banale sostentamento
e di invidia il mio ritegno.
Deludo il mio stesso presentimento,
l’autostima di me stesso vanto!
Da un mancato affetto mi difendo
faccio la voce grossa e poi mi arrendo
tu la divina ,di invidia tra le stesse ne fai vanto,
gelosia forse ?
Parli , parli della vita tua , la mia !quale?
Nascondi sentimenti i più reconditi
e divaghi oltraggi io ti proteggo.
Di te parla la bibbia :
Sei la più casta , la più pura,
ti cuci gli occhi nel vedermi
e non sai ciò che vuoi ,chi sei?
Forse la creatura è la figlio del mistero … 

( ingordigia )
Canto dodicesimo
Affogo nel cibo nell’ingordigia
i malsani desideri :
nella la pancia dei diseredati l’inganni ricevuti,
è la povertà che fa l’uomo ladro
e non trova soddisfazioni per amare .
la miseria lo abbonda e si lascia andare
vuole il piacere il pane dei poveri diavoli.
Il vizio contorto l’ingordigia affama
oggi ti impicco e domani ti ristoro.
E ti vesto di eleganza tutta bella sei!
Con tacchi a spillo ti dipingo da madonna
con la gonna corta mi mostri le mutande
le sensuali cosce mi fanno eccitare,
ingurgiti promesse a iosa
e divaghi tutta smessa
vai a pregare e mai sazia sei … 

( Ira )
Sono in collera con me stesso
e bevo fiele
mi masturbo l’anima e mi sfogo,
placo l’ira e gioco a fare l’innamorato
con un amore faccio il gioco sconosciuto.
Ho la coda di paglia che con poco si infiamma
con le sole lacrime poi mi spengo,
butto in aria il mondo
e l’acqua sul fuoco mi incendio
ma dov’è ! dov’è finito il tuo amore ?
Io prigioniero di te che non ci sei ,
mi arrabbio e mi consolo
so che in qualche angolo di strada mi amerai
tu femmina ,spesso sei scontrosa
ti fai desiderare lasciandomi morire ,
ti agiti e mi porti al creatore.
Mi porti a guinzaglio a passeggiare
lungo il mare e poi a far l’amore
mi copri d’ira di beltà mi sfiori
sulle tue labbra il mio bacio trema … 

( accidia )
Oggi ho smesso gli abiti del male
e di virtù mi voglio vestire :
li ho portati alla fonte d’acqua pura
dove tu con me vuoi bere.
È lavatoio dei perdenti ,i sognatori ,
lì c’è il mercato dei latenti!
È l’ozio della poca voglia la fede imbroglia
l’apatia dello stoico circostante :
verso me stesso ,
verso la vita che ci coglie e fugge ,
è il più peccaminoso dei capitali vizzi
la deludente congruenza
che annaffia di freddezza ,
la misura suadente
che dentro di noi fa la sua dimora .
Tu angelo che gaiezza doni
ragione d’esistenza dai
paventi la saggezza e mi lasci senza denti ?
Tessi la certezza è la tua tela
e mostri la fragranza ,
mostri quello che vorresti essere e non sei.
Per te io sono uno degli amanti
l’innamorati il solo !
Sono una conchiglia del mare
che ti manda suoni e mappe di tesori …
***
Mi tolgo di dosso gli abiti del male
e non voglio più peccare !
Voglio solo amare e di dolore non saperne ,
brindare alla vita ,all’amata che ne sia degna .
A una dignità di tanto impegno
alla serena libertà di vita … 

Ed io salgo i gradini del cielo , vedo stragi e immonde guerre ,vedo che nei secoli nulla è cambiato ,che l’essere umano è sempre più feroce .Salgo l’incerta epoca ove l’amore ha sempre meno valore ,ed io forestiero del mondo intero  PREGO  , PREGO L’AMORE !

Prego l’amore .

Canto tredicesimo .

Prego e nomino il nome di Dio invano
Ave ,ave o Maria ,
Prego il padre degli uomini
E mi genufletto al suo cospetto .
Prego l’amore
e umilmente anelo il suo infinito ,
La grande grazia
Del divino cuore .
Sono sorde le mie orecchie
Si cuciono sulla bocca degli stolti ,
Contro di me , gli arroganti bussano
Prepotentemente insidiano la vita .
E prego l’amore …
L’innocenza sia salvata ,
Da chi loda e poi uccide
Dai mostri , i miei nemici .
Nulla vale la mia supplica ,
Agito il mio lamento e son sconvolto
su di me ,terrore e morte …
Ma il cuore mio si duole ,
dal sgomento si opprime .
Nulla è valso ricostruire
E dopo secoli ritornano gli esodi …
Ritornano le battaglie , le guerre fratricida ,
Ritorna il male con la veste nera ,
Prima uccide poi prega .
Prego l’amore
E i prepotenti non conosceranno mai la pace ,
Che piombi su di loro l’irrequieta vita ,
Scendano vivi negli inferi ,nelle pene eterne .
Prego l’amore
Prego per i piccoli fanciulli ,
Che crescano nella gloria del signore
E dal male non saranno mai infettati .
Prego l’amore
Troppi gli agnelli morti …
Dio ,dove sei !
Troppi gli olocausti ,gli inferni da patire .
Prego l’amore
Malvagi ,gente senza nome
A quale natura appartenete ?
Dovrete perire col ricordo dell’amore
E ogni anno verrete giudicati sul patibolo del cielo .
Fuggirete sempre come mandrie nelle foreste in fiamme ,
Come conigli e asini che ragliano
Su di voi resterà il marchio dell’odio ,
Solo dai bambini sarete perdonati .

Ed io ,prego l’amore .
L’età matura mi porta la preghiera verso il Signore e la mia spiritualità mi fa crescere con più sentimento , con più sicurezza ,salgo dunque i gradini dell’altare e mi volgo a Dio , dedico ad esso .

Preghiera alla vita .
Canto quattordicesimo .

Preghiera .

Poesia spirituale - lode a Dio -
E fiorì Gerusalemme tra gli olivi ,
Il grande sepolcro liberò il cristo
Da lui nacque , il segno della croce ,
Gli animi esortò e fu preghiera .
E si diffuse nel creato una voce ,
Era Dio ,che parlò agli uomini
Gli dettò le sue sacre leggi ,
Fu, il suo , verbo della pace .
Dettò i dieci comandamenti !
Le regole dei diritti e doveri ,
Io sono il Dio tuo,
Non essere falso, e non rubare .
Dettò , l’amore !
La speranza ove cresce vita ,
Di umiltà , il degno merito ;
Di ubbidienza , l’io medesimo .
Vieni dunque Dio , vieni a salvarmi
Vieni signore ,ti aprirò la mia casa  ;
Sono io il peccatore , e non ho la stabile dimora ,
In te cerco , quella futura .
Il tuo sole irradia il mondo !
Da te creo , da te fu creato ,
Sono amorevoli le tue parole ;
Si cantano ,nei beati cori .
Vieni o Signore , e benedici i nostri cuori ,
Benedici la donna
La genitrice che genera vita ,
Figlia , madre , sposa
Serpeggia vanità , sui campi elisi .
Femmina , col il tuo seno , amore nutri ,
Passione sacra , doni
E tu uomo prega ,
La bontà in te è immensa
L’amore per te sospira .
Ed è in verità e zelo ,in lodi ti ispiri ,
È nostro Dio ,re , e signore dell’universo …
Abbi pietà ,del nostro incerto ,
Dacci cibo ,per elargire pane ,
Dacci , la tua benedizione
Per essere più buoni.

Trovo uno spiraglio di luce e fuggo dall’inferno spento ,non mi do pace e vado avanti, vado ove il nulla m’appartiene ,sempre convinto di salire la mia scala naturale .

Nell’inferno spento.

Canto quindicesimo .

E m’incammino su deserte vie
contemplo un mondo straziato e vuoto ,
vedo il debole fallo;
il mio abbaglio non è conforme al vero .
Su un palcoscenico senza vita
solo ,vado nella deserta strada ,
strada , che a te, imperterrita conduce ;
verso l’ultimo sole, m’abbaglia e mi acceca …
Entro in foreste e rupi tra spazi incerti
segno il mio passo …
lì incontro il mio io, pieno di tormenti e sogni.
Mi chiedo :chi è quell’anima smarrita ?
È l’io penso ,la mia ombra, che vive ai confini dell’inferno .
Nell’immenso spento si insinua il tuo animo gentile:
sconfitto e deluso non si da pace,
vezzoso ruba, i miei colori immensi ;
stringo a me la tua immagine sbiadita .
È un cuore palpitante il tuo
e nell’udire musica incredulo sospira,
per te la vergine bianca ;
forte batte il suo chiodo fisso.
Io amo la mia donna e la vorrei!
Voglio amarla sempre in ogni vita ,
viverla nei colori del mattino, ad ogni ora ;
voglio respirarla in ogni aria .
E se un giorno nell’inferno spento andrò a finire
non mi brucerò ne son sicuro ,
pazzo d’amore perirò follia ;
su labbra assetate di sangue
non potrò più bere .
Oh se tu fossi una colomba!
Mi porteresti dove l’orizzonte bacia il mare,
dove le fiamme avvampano i nostri cuori ;
nell'azzurro abisso, scoprirei l’universo .
Finché ci sei tu io vivo ancora …

Trovo un muro che mi ferma ,rifletto se son smarrito, mi accorgo d’essere solo, contro un muro del pianto ove la fede mi coinvolge e mi rafforza .
Son certo la strada è giusta , salgo convinto verso un nuovo traguardo, verso il mio fine ,verso l’altra meta .

Il muro del pianto.
Canto Sedicesimo .

È alto il muro che fiancheggia la mia strada,
la sua altezza oscura il mio cuore,
tu la creatura ,la pallida figura
di questa mia tormentata vita.
Accettami per quello che sono,
per l’amore che ti dono,
lasciami esternare
la mia irrefrenabile passione ;
la dove un pendolo
rintocca ,suoni desolati.
Sul muro del pianto sott'occhio
ho sollevato il tuo velo nero ,
umiliandomi son fuggito ;
dalle mie difese mi son recluso .
Mai potrò sentire
il calore dei tuoi glaciali fremiti ,
sentirne il colore dei tuoi sguardi tenui .
Tu la vergine bianca!
L’iride desto che guarda l’orizzonte ,
sentenza in apparenza danzi ,
il valzer ,della mia vita .
E mi illudi , mi travolgi
mi dai l’apparenza del peccatore folle,
io esplodo !Grido i mie sgomenti,
in questo letto vuoto dove giace il pianto.
Urlo , mi pento !Nessuno mai mi sente …
Vita ! Vita ingrata
perché non mi hai donato il sospiro ,
il languido desio di un amore puro?
Tra le nubi ,vuoti senza pioggia .
Il muro del pianto si sbriciola lento
sul mio petto arido ,
s’adagia la sola stella spenta giace .

Canto diciassettesimo. 
La saggezza .

Varco le soglie dell’infinito e la passione mi coglie e come uomo che si strugge d’amore son malato nell’anima ,mi duole ,mi fa male non averlo ,mi sento ancora vivo e voglio amare ,Amare la femmina che sento nell’anima ,nel corpo nei profumi ,la voglio .Ma salgo con la speranza di averla di soddisfarla ,di farla godere col mio calore . Salgo la scala che mi porta al sole ,alla luce eterna .
Sulle mie labbra , il gusto intenso di una tua lacrima .

Divorano ricordi i baci rubati
brucia la mente arsa …
tu, il grembo vanesio
il cuore mio tagli ,
porti alla forca ,l’innocente larva .
E fu l’alba del sorriso
a scuoterci di nuovo
e renderci schiavi …
a imprigionare desideri
e conquistare attese .
Fosti tu , l’inafferrabile amore !
Sulle mie labbra ,
il gusto intenso di una tua lacrima
si sciolse in acqua tersa .
E rincorri orgasmi ,da noi parsi veri
forse fu prodigio del destino ?
L’incognita ipotecaria
della catarsi ispiratrice …
purificazione fragile , della tragica emozione .
Purificasti la mia anima
annebbiandomi il cuore .
Fosti sovrana di un regno
Io, l’umile tuo servo ,
il vile usurpatore …
Pietoso, mi umilio e cado ai tuoi piedi
nel silenzio naufrago, ti porgo la mia mano .
Ti odio !Vattene dalla mia sentenza
Sei l’oltraggio ,l’incubo crudo della mia vita ,
odio me stesso per averti amata ,
per la maledetta debolezza che ho avuto .
Mi aggrappo al nulla
e sento ancora :
il gusto intenso della tua lacrima ,
l’odore acro ,del tuo profumo .

Canto diciottesimo .
La consapevolezza .

E mi trovo a raccontare, di me, di un tempo fiorito, del mio estro poetico ,di quello che la mente mi farfuglia ,il concetto del vero ,la lirica per chi la ama …salgo, salgo , gradini infiniti    ,salgo per la mia bontà di donare il cielo , a chi non vede gli apro gli occhi con la mia poesia .

Il revival della vita .


Riprendo un concetto ,una ragione d’essere,
di noi un tempo ,la gente fa la storia!
L’ etrusco significato che rinasce e vive,
dai stereotipi che elogiarono gli ignoti ,
i trascorsi restano i passati.
E allora! Fai girare quel vecchio giradischi!
Balla e torna nei nostri anni ;
ai baci rubati ,che nel buio ballavano il lento,
sempre più stretti ,mano nella mano.
Fu l’inizio dell’epica stagione !
Eravamo negli anni del sorriso
dei primi amori e palpiti di cuore,
non c’era il cellulare;
l’anima, massaggiava col sol pensiero.
C’è tanta indifferenza da allora :
cani al guinzaglio fan gioire i padroni,
in prima linea è la guerriglia urbana;
il cannibale morde la sottana.
Ed io canto la vita!
A mio parer dico :
il mondo gira, gira e va lontano,
sei tu la femmina ed io il cialtrone .
E mi consoli e fai la preziosa
con fiori amari vai nella chiesa;
preghi l’ave o Maria ,i sette peccati capitali ,
preghi per chi ,ti liscia il pelo.
E ancora :come una gatta morta strisci intorno al palo
danzi l’eleganza mostrando il piacere,
porti le calze a rete e sei sensuale ;
ti depili l’intimo ,lì ,il maschio fa furore.
Il revival della vita va avanti
per i futuri che sono già presenti,
noi i ragazzi ,i figli dei fiori ;
siamo la canzone , la bella poesia .

Canto diciannovesimo. 

E ancora mi racconto ,parlo di me ,un tempo a me caro, parlo della musa che ebbi tra i sogni , poi l’amai nei foresti alberghi ,la crebbi in un letto di limoni .

La rivalsa del sapere .
Canto ventesimo .

Riflessione e poesia. 

Fu molto tempo fa
FU MOLTO TEMPO FA che cominciai a scrivere poesia a risvegliare in me il tempo dei desideri , dei negati sogni ,dei sospiri assopiti per una amata .
Fu molto tempo fa , a raccontare di me , le mie avventure , le gioie , le malinconie
Smisurati i stati d’animo , le mie braccia lontano si protrassero ,
In mio soccorso vennero le nuvole ,ebbi il tempo mio e nessun danno mi fu fetido .
Vennero le grandi scene ,traghettavo la mia culla verso la cultura ,verso la mia poesia
Le muse si tennero distati ed ero solo a raccogliere la musica ,
Solo l’anima mia mi dette sostegno a vincere il mio embrione che mia madre m’ha lascito .
Fu molto tempo fa ,ed ora colgo forme di plausi fermi ,di occhi distanti e sorrisi su bocche
innocenti , con caparbia ,con impegno duro ,la mia lirica crebbe ,,bilanciata e florida ,piena .
Fu molto tempo fa ,le mie amanti ,le pie donne ,le nebulose dell’eterno ,le vergini sante ,le
concubine dell’amore .Oh l’amore !Tutti lo inneggiano pochi lo praticano ,l’amore ….
Mi dettero trastullo , fremiti e orgasmi ,spintonandomi caddi nel burrone , nella selva perdevo
il mio senno ,poi , si , poi ebbi tremori sulla mani ,mi soffocarono le labbra Nei pori della pelle .
Fu molto tempo fa che posai fiori nel giardino ,tra le aiuole e viticci di sottobosco ,
Seminai la mia vita ,convinto che un giorno ti avessi incontrata ,mentre afferro superbamente
i miei giorni estremi .Fu molto tempo fa .
Seguo il mio percorso e non mi volto indietro ,seguo i miei giorni ,il susseguirsi della vita ,incontro stragi di malie e supponenti  bivi , ove l’egoismo la fa da padrone , è il vizio a trionfare ,è l’ipocrisia a difendersi, ,è la conseguenza che fa scudo all’ignoranza ,piatto ricco per la sola indifferenza .

Giorni estremi
E mentre nuoto nell’anima mia
nell’angolo buio calo il mio sipario ,
tu l’immagine ferrea ,resto immobile
resto lo scopo per la mia vita .
Son giorni estremi i miei
attimi in cui , vorrei dare, il meglio che possiedo
ricevere venia, per l’amor che dono
nell’anima, l’essenza dei marginati scogli ,
bere a sazietà acqua santa .
Son deluso di questa vita grama !
Di questo sconcerto che non crea musica ,
un tempo miserevole fu la parola
ebbe pietà di me ,dell’estroversa follia .
Vai via nuvola che gira !
Non voglio questo mal d’amore ,
questa sterile finzione
che si fregia, di gloria tra i glossari ,
s’impantana in false ipocrisie .
Via incubo del male
malessere di carcere e tortura
di abbondi e flagellanti egoismi ,
in ottusi orecchi mai mi ode
Tarla, la mente fragile all’innocenza .
Ma io banditore a poco prezzo
vendo la mia rossa chioma ,
al mercato delle pulci ,macero prestigio
affondo la mia carne, in gorghi di fortuna .
Lascio i miei giorni al sol pensiero
a chi sa tessere le frastagliate trine ,
a chi con l’amore è caritatevole
il plauso migliore ,per chi mi ama .

Canto ventunesimo .

LA BELLEZZA della natura .

Il riverbero del tempo mi incornicia di natura , di colori e campi da coltivare , di giardini in fiore e donne da amare ,salgo dunque anche questo gradino e mi porta al mio segno zodiacale ove la mia anima si mostra fiera .

Sono belli i miei fiori .
Nacqui sui campi dell’amore
molti anni fa alle sette di mattina ,
furiosa fu la luna
per invidia , si mise tra le stelle .
Ma poi il fiore più bello la invitò sulla riva ,
una sera d’estate ,in riva al mare gli donò una romanza
una di quelle strappa lacrime ,che fa piangere gli innamorati .
Quel mattino il sole annunciò l’alba ,
e transitò tra gli astri il mio segno
volle che fosse lui il dominante ,
la luna gli voltò lo sguardo
e con una smorfia gli sorrise .
Di quel mese ,molti hanno il vanto
e tra i colori ,il bianco è il preferito ,
la pietra porta fortuna è la perla
l’argento è l’oro della luna e ne riflette i suoi raggi ,
di lunedì arriva la fortuna .
Ma a me piacciono i fiori !
Come le belle donne le amo ,
le vorrei tutte nel mio giardino
una accanto all’altra e dirgli : vi adoro .
Ma poi ,la tenacia , il sentimento
della irascibilità ,della malinconia ,
sono gli elementi scatenati della sensibilità pura
di equilibrio stabile ne fa gloria .
Si, sono belli i miei fiori !
Sono l’amore che io vorrei ,
a te donna li paragono vi canto inni e requie .
Vive fra due mondi la mia fantasia
di essenza sentimentale si nutre ,
l’incontrollabile fedeltà è il mio pane ,la musica
la mia casa ,le mie pantofole il mio mare ,
mi fa da cornice l’ambizione
meteoropatico come pochi .
Sono belli i miei fiori
hanno te come ombrello ,
tu, la femmina dei miei giorni
le annusi e sai di buono .
Si, sono belli i miei fiori !

Canto ventiduesimo .
L'amore ,il desiderio, la passione .

Nei pori della pelle .Fu molto tempo fa che posai fiori nel giardino ,tra le aiuole e viticci di sottobosco ,Seminai la mia vita ,convinto che un giorno ti avessi incontrata ,mentre afferro superbamente i miei giorni estremi .
Il mutarsi era palese , la spiritualità incombeva ed io salivo il regno dei poveri ove trovavo la coscienza e scrissi - Dopo la veglia il mio deliri , poesie poco apprezzata dai miei lettori , ma significativa per la mia scala naturale ove il sogno frustrante si tramuta in incubo e vuole ,desidera emergere dai fondali della vita .

Dopo la veglia il mio delirio .
Nell’incubo mi faccio le domande :
La giustizia assolve sempre i dannati ?
Nel delirio della veglia condanna arreco
Difendo solo , quello che mi ha dato vita .
I veglianti non possono giudicarsi , deprecare i sogni
In esso ,la mente , trafuga ogni lacrima ,
Trafuga l’anima mia e si spoglia d’ogni male
Persuade i feroci fremiti ,
Per te , che sei al centro d’ogni impeto
Mi emani gli assoluti spasmi .
Regni negli incubi miei puri
Nei sentimenti di cuori spezzati ,
Negli orgogli ,nell’amore che si dà
E tutto nega .
Sogni che fanno avida l’evidenza
Inaspriscono il ghigno del rimorso ,
Del nulla è valso
Del , io , ci riprovo .
Forse è nell’incoscienza l’inconscio , del mio patire !
Nel persuadermi che ogni inizio , ha la sua fine ,
Ogni amore sboccia come un fiore
Nell’inferno cade e si spegne
Tra le fiamme dell‘amore .

Canto ventitreesimo.
La comprensione dell'esistere . 

La spiritualità come sopra scrivevo è il nocciolo del senso onorifico , ,la platea di un tempo futuro ove l’anima si vuole riposare ,quindi si ribella ,nel corpo umano ,combatte le sue battaglie ,sfida lo stesso essere a capire l’importanza della quiete dell’amore del non credere al polvere che fuma ,ma alla reale esistenza terrena .

Ci crediamo santi
Poesia spirituale
Questa poesia nasce dai molteplici epiloghi da eventi e episodi contraddittori ,
dalla malvagità che alcuni esseri adottano ,come sola ragione di vita .
L’amore che volevo , che voglio non esiste !
E allora che le botti siano piene ,trabocchino di rosso vino ,
Dissetano l’anima ai sordi sensi , tra le malizie ,nelle valli delle decisioni .
Ci crediamo santi , ma ,siamo polvere ,siamo sangue sparso
Nell’innocenza l’istinto si ravvede .
Frivoli , increduli ,pietosi a gli occhi del Signore
Malvagi ,buoni , quando c’è bisogno di pregare .
(E , Davide disse : salvami Signore !
Proteggimi dalla violenza )
Si, disse bene , ma , io , mi credo santo e tramo sventura
Aguzzo i denti ,con la lingua sputo le sentenze ,
Come un serpente ,striscio la vergogna .
Ci crediamo idoli intoccabili
Tanti sono gli agguati sul mio cammino
Di me , perfino i sassi cantano vittoria ,
Soddisfo i miei lagni ,negli imbrogli travolgenti
In iperboree confabulo con gli illusi .
Tanta la cattiveria su questa terra ,tanta da coprire il cielo
Da lasciarti bollire in acqua fredda ,nel brodo a fuoco lento ,
Ma io mi credo santo ,e nessuno mi può contestare
Ho la boria tra le branchie dei serpenti ,sono l’opposto di te che mi leggi  ,
Ti chiedi che voragine hanno i sensi ? Quale amore t’ha fatto sospirare
Quale cuore hai ferito o amato ,t’ha detto , ti , voglio bene .
Ma tu, sei la figlia dell’amore ,m’appari simpatica e gentile ,
Di notte fai sogni impuri ,al mattino fai la puritana .

Godi i viziosi amplessi ,come io annaspo la miseria ,
Volteggio spasmi tra le nuvole ,in un mare i miei desideri.
La Salita dunque è sempre più pesante si faceva il cammino , le forze fisiche faticano la mente ,mentre il pensiero fiorisce ed è fiorente ,La poesia si muta ,in me nasce il madrigale ,la stessa narrativa  col primo romanzo - Dimmi quale inferno vuoi - sale dunque in meglio e si porta nel verso lungo , nel racconto ove l’occhio attento sbircia la vergogna e affabula la prosa .Una evoluzione dunque che mi fa salire di gradino col consenso degli osservanti ,col mio senso logico l’affronto ,li coinvolgo .

La reliquia dell'essere umano .
Canto ventiquattresimo .

La porta per l’inferno
Non mi lascerò coinvolgere dall’indifferenza
dalla sottile ed effimera astuzia ,
Sazierò il mio livore ,dando inizio al nuovo io
a quello che di meglio han valori umani .
Al riflesso naturale che traspare la mia foschia
fatta d'ombra dal mio capo chino .
Bruciatemi pure 
nel fango dei ricordi io non mi sciolgo
in pantani di olio bollente ,
In rimorsi soffocate l’anima mia 
il vostro veleno è il mio cibo .
Vi apro dunque la porta del mio inferno
li mi troverete e chi vi accoglie ,
Vi offrirò il mio sangue e tanta malavoglia 
vi offrirò l’odio mio
Vi offrirò il frutto maledetto ,
che Eva mangiò e fu il peccato 
Fu , la porta per l’inferno ,
l’unico rifugio degli amanti
concertatori di tombe e fughe nei silenzi .
Andatevene dunque , fuggite 
da me che sono lampo
soccorrete altri infermi i furibondi ,
Lasciatemi al mio delirio 
a giocare a guardia e ladri
a sollevare i miei pesi ,
Andatevene ,statemi lontani 
io puzzo di sterco e ho fame di fetore
di sostanze nocive e scorie di frastuoni ,
Sono la bestia di soma che ara i campi elisi
sulla guancia del cielo depongo il bacio .
Falcio mietiture su terre e spiagge 
tra i guanciali i miei gagliardi angeli
l’oro si, mi san capire ,
Mi aprono la porta dell’inferno 
traghettano la mia culla in paradiso
sulla barca del nuovo tempo mi lasciano libero ,
Dio mi trasporta nella sacra liturgia ove io colgo la preghiera .

Dentro di me i fantasmi s’inchinano
Ballano la gloria , mi premono le labbra sui pori della pelle .
Oh tu giovinezza ,lasci l’incerto , lasci virilità sconnessa
la florida bilancia che cede il passo ,
Alla vecchiaia superba che sbaciucchia il corpo
i balsamici baci silenziosamente poni ,
Al mio sole che mi da vita , intorno ad esso nessuno mi osserva
Calo il sipario dell’opera ,a chi non è degno della mia lirica . 

Apoteosi .

Canto venticinquesimo .

Era fresca di giubilo la fanciulla fragola
Come una rosa che sboccia nei roseti ,
Era la vergine del si ,ma poi vedremo
La tragedia trasgressiva ,
Sul mio corpo , posava i suoi sodi seni .
Aveva gli occhi truccati la bella signora
Gli lessi lo sguardo da vampira ,
Nessuno mi può cambiare , mi ribadì sincera
Nemmeno tu , che mi spogli con la gelosia ,
Annuii ,stetti zitto, rimasi steso sul letto
Altro da me lei voleva , non era mai sazia :
La presi con dolcezza ,la carezzai ,
Gli mostrai la posa del pavone .
Raggiunse l’apoteosi e fremeva - Alleluia  -
Bolliva la sua storia e mi fece sognare ,
Mi purgò col suo acido profumo .
Ci togliemmo di dosso i pesanti fardelli
Gli intendi degli amanti ,
Di promesse violente ,al poi ,al quando
Girai le spalle alla pietosa luce .
L’apoteosi finì e fu breve
L’illusione aprì alte albe ,
Il silenzio covò attese inutili
Fu il possesso della mia sola essenza .
Mi strizzo l’occhio  la bella santa
E mi dette il suo sdegno  :
Io sono quella che sono
Son fatta per piacere ,
Amo colui che m’ama
E null’altro mi farà regina .

Canto ventiseiesimo .

Omaggio L’amore - 

Null'altro ferma il libro dei ricordi
Madrigale tratto dal mio romanzo .
Quando sono triste ascolto la mia musica preferita
la musica melodica, che mi ricorda esperienze vissute,
in ogni canzone e lirica, in essa c'è un momento che si riaffiora
mi provoca nostalgia, così ripeto a me stesso:
non pentirti , non giudicarti, se ritieni di essere nel giusto,
cosa c'è di più bello al mondo essere felici
di ciò che ho fatto. 

L'emozione dunque sale e come una lacrima
scivola sulla guancia , arriva al lato della bocca
penetra, tra le labbra unte del sapore ,
a volte amaro, a volte dolce come miele
così lecco quella goccia salata
la ingoio e mi passa la malinconia,
perché so , che un’altra donna, sta aspettando il mio canto .
Ho cominciato a capire cosa fosse la bellezza della vita
quando ho visto un sorriso accendersi di conseguenza al mio,
quando ho visto occhi brillare sotto un mio sguardo
e mani tremare al mio tocco. 

Ho capito quanto bella fosse la tua anima
quando ho stretto a me i valori della tua,
del volere amare ancora e ancora
quando mi sono sentito assorbire i tuoi principi sani.
Ho capito quanto è importante viverti
quando ho visto il buio e capito la tua essenza ,
sono stato capace di ritrovare la mia strada , la mia luce.
Pochi sanno cosa vuol dire piangere nel ripensare al vissuto.
Ho paura perché la mia dose d’energia sembra inesauribile
e continuo a sperare. "La speranza è l'ultima a morire .
Se smettessi di sperare non so cosa mi rimarrebbe
finirebbe la mia poesia . 

Ma sperare fa anche paura
Null’altro ferma il libro dei ricordi . 

Salgo la vita ,la mia scala che mai si ferma , tra i barbaglii di luci inferni e paradisi ,
Nelle selve scure , e oasi di miele . Salgo per non morire , per dare un senso al mio amore .
Omaggio al sommo poeta Dante Alighieri.


Dalla Divina commedia .
Alcuni passaggi ,la morale ,la scienza, la poesia.
La morale ;detta anche etica
si divide in tre stati:
stato di peccato,
stato di pentimento,
stato di grazia.

Dante nella sua rappresentazione dell’altro mondo espone il suo convito, il mondo allegorico, della terrena vita ,della fantasia ,chiamata scienza ,la sua utopia di unire scienza e poesia si evince in una forma diretta e nelle parti sostanziali.
Egli ha aria di dire con certezza la sua morale di vita. Pone la sua domanda al mondo all’animo nostro ,all’essere dell’umana gente.

VOLETE VOI SALVARVI L’ANIMA?
Lui diceva :venite dunque appresso a me ,nell’altro mondo ,ove nell’altro impareremo dalla bocca dei morti la filosofia ,la morale ,la scienza e sarà salvazione.
Ed i morti parlarono ,espongono la scienza ,soprattutto in paradiso ,dove stalli si convertono in vere cattedre o pulpiti ,indi la scienza dà la sua forma allegorica.

Un poeta che ai nostri giorni ,unico nel suo genere ,egli con la sua etica a saputo integrare la contemporaneità che mai ha fine ,vive e regna nell’essere umano ,
(fonde l’amore con la spiritualità ),essa non ha volti preferenziali ,ma unisce il pensiero eccelso dell’uomo nelle varie religioni .La sua poesia resta dunque indelebile ,universale nei tempi .

Il sistema insegue il poeta che nel suo tormento vaga tra fantasmi ,e dice:
Bada che tu non passeggi per pura curiosità .per osservare ,contemplare ,dipingere l’animo tuo ,il tuo scopo è l’insegnamento ove potrai trovare la saggezza e l’intelletto ,la scienza dell’anima.
Nasce dunque la poetica di Dante tutte le sue invenzioni sono certezze ,meraviglie ,immaginari ,se poi con delusione non gli rendono merito o cosa vera.

Fa della poesia velo di dottrina ,della reale esistenza ,fa di un poeta contenuto scientifico ,un corpo, una scienza ,una realtà .La parola del sommo del suo pensiero gli occupa la mente ,ne scaturiscono concetti ,in forma mistica in cui il suo era ormai giunto ,un mistero dell’anima dell’umana destinazione in lui non ancora certo come arte ;perché dunque l’arte è realtà ,un corpo che vive ,mentre il mistero dell’anima era nella sua rozzezza e greggia realtà diffusa tra le genti popolane o tratto allegorico nella dotta letteratura .Dante si impadronì di questo concetto e tento di realizzarlo facendone arte ,usando le stesse forme di pensiero ,le stesse intuizioni ,prese quella rozza realtà degli scettici facendone prefazio del vero.

Riflessioni. 
Ventisettesimo .

UN POETA che vuole esporre la scienza ,e vuole fare poesia ,a mio dire si pone un problema assurdo ,è come voler dare corpo a un qualcosa astratto ,a ciò che per natura è fuori dal corpo.
La poesia si riduce dunque a un semplice vestito che si indossa vistosamente ,una visuale esteriore ,non fa penetrare l’idea ,non si incorpora.

Dante spiega che in questo assunto ,che tutte le forze della sua immaginazione ,da me chiamato immaginario collettivo ,serve a dare voce al pensiero ,da ognuno ispirato ,un connubio dunque tra scienza e poesia .

Canto ventottesimo .
La benevolenza ,

Gente mia ,venite a me a cantare poesia.
Convito
Venite a questa mensa ben imbandita
c’è pane degli angeli che sfamano cultura.
Cosa cerchi tu , uomo
Annaspi la saggezza e la vile arroganza?
La sola debolezza uccide il disincanto,
tu fanciulla triste fidarti più non vuoi.
Amica ,amata ,resta !
Avrai respiro e canterai con noi .
Poetanarratore.
A Dante Alighieri
Ed io ti lessi nell’età del verso sciolto!
Nell’età della ragione fui costante ,
quand’io compresi il vero canto
capii ch'ero cibo per il mondo .
Un poeta come tanti !
A giocar la forza del destino fui presente,
l’ingegno mio ,
colse frammenti nella città che vive ,
di suoni e canti , d’amore d’altri tempi.
E fu la tua femmina ;
Beatrice la dolce tua amata!
Ella la tutrice ,
che ad oggi è l’emblematico esempio,
timone di costanza ,
ispirazione di coscienza …
a sostenere la femminilità ,
delle fiamme ispiratrici ,
a far scrivere per elle , le pie donne ,
a far sognare i sospiranti.
Sei tu il grande poeta ,Dante!
Il grande che nel mondo spande eco ,
nell'anno mio, t’imponi e tuoni ;
Che la tua lirica regni nell’eterno .

Il mio inferno sulla terra di questa mia scala naturale finisce qui
altri saranno i miei canti ,altri gradini da salire .
Do inizio alla seconda parte del mio grande poema .
Usiamo la vita a volte sbagliando ,con su gli occhi paraventi e deliri onnipotenti, non vediamo ne ascoltiamo , baciamo l'amore senza vedere e capire a fondo le immense verità e travagliate strade della nostra esistenza .Questo per dire che se veramente si vuole la purezza , a mio dire almeno per la sola anima , bisogna essere onesti con se stessi, essere sensibili e non tirare in torta chi non centra perché di seguito il male si diffonde , la vendetta si sussegue su altri che non centrano e l'odio si consuma dando solo frustrazione e il mal vivere. 

Bene ,in questa seconda parte porto qui le più significative ,le mie liriche più vicine a questa mia massima ,per significare la mia evoluzione artistica nel campo poetico ,per salire la mia scala naturale e dimostrare a me stesso il traguardo del gradino ,non lo so se arriverò fino in cima ,magari ai tre quarti della salita o forse nel mezzo , come mi fu detto e dato una volta del mediocre ... non lo so ,io comunque salgo e con il vostro plauso mi date forza ed io vado avanti .

Il travaglio perpetuo .
Fu già nel grembo materno
che gridai forte il canto dell’amore ,
cercai i miei ripari in versi di poesia ;
fermai il destino narrando la parola .
Scrissi di te ,di terre e mari
di un Dio che vive tra di noi ;
di spazi vuoti da riempire
e malinconie che solo tu potrai perire.
Toccai con mano la realtà della vita !
Il confine vivente di un mondo stellare ,
vissi lo spirito che fu combattivo;
fu l’arma migliore per chi ha una mente pura .
Fu nell’età dell’oro che assaporai il sesso!
Toccai con mano il fiore del peccato ,
di una femmina ne fui innamorato;
si rese sterile all’evidenza d’un concreto.
Toccai il suo cuore amaro …
le sue labbra erano appese a un filo,
espiavo così i suoi silenziosi insulti ;
rendeva povero l’evento che accadeva.
Più volte gli alati scempi mi misero alla prova
più volte a rincorrere la brezza del brivido gelo:
mi tenevi appeso tra l’allegoria degli illusi ;
sulle membra spente la fredda delusione.
Oggi vedo cadere su volti la cera del pianto !
Un travaglio perpetuo che mai avrà fine:
il dolce peccato si nega agli innocenti
dalle violenze erotiche il sudario asciugo .

In questa evoco la volontà del volere ,del desiderare e lo raffiguro come se non finisse mai , un travaglio perpetuo che continua e non si spezza ,come una vita che non vuole morire e si attacca alle più umili cose per di respirare e cantare quello che è la strada della continuità e dell'amore per volersi bene. 

La miseria .

Canto ventinovesimo .

È stagnante questo cuore vomita miseria
gli han già derubato il desiderio la preghiera ,
l’hanno umiliato ,deriso …
l’anima mia han messa a rogo .
È come la favola di Biancaneve :
siamo creduli nelle storie i permalosi
ove l’illusa povertà non si rassegna mai
non vuole ascoltare il suono che fa rumore .
La miseria è la follia degli assurdi del riso dolce
sfoggia il corteggio con l’arma migliore,
diventa preda ,elemento di bufera ;
il bellicoso vento che spande tramontana .
Sei tu dunque il sublime !
L’offesa data alla parola amore?
La messa in scena in abito da sera ;
l’ora furtiva per asciugare gli occhi alla luna .
Oh femmina !Sei tu il prezioso dono :
abbellì la tenacia e l’occhio strizzi ,
fai la sbarazzina e accendi ceri ;
sferzi luce ove l’alba è buia ha seminato aria.
Il tempo innamorato
guarisce le angosce e cura cicatrici ,
di una donna che non vede ed è miseria. 

La miseria come detto più volte ha tanti significati e in molti di essi si raffigura .Si manifesta nella povertà ,nel sociale ,tra la gente povera , nell'esuberanza dei ricchi ove non si accorgono di peccare ed essere miserabili per la tanta avarizia ,insomma la povertà mentale aggiunge mete squallide e mai raggiungibili .

Le belle favole .

CANTO Trentesimo .

E così mi desto, ancora una volta vado accapo
mi vesto , indosso la luce del sole …
le più acre melodie
nei mercati del mondo le vado a cantare .
Vado lungo i viali del tempo
ove nulla ci può fermare
ove l'inesprimibile tuo profumo
approda sulle sponde dei mari ai piedi dei diluvi .
Ed io figlio di un tempo antico
credo che le belle favole sono in bianco e nero ,
durano poco nelle menti sane
tra le greche storie la nascita d'un seme ;
Ove l'eterno sogno non trova pace .
Ed è il colore rosso a darti alla testa !
Non sai distinguere il bene dal male …
dai turbamenti esci all'ave della sera
lì la preghiera spira flutti all'ultima stagione .
Oh se fossi immerso da un'aria calda ,il tuo torpore
dal rosso ciliegio ,il tuo sangue …
in porpore intense sentiresti l'amore ,l'anima mia
il profumo intenso della primavera .
Non avere fretta prima di giudicare :
leggiti le belle favole di sera ,
leggi la bella poesia fa incenso ogni fiore
tra le note si la tua bellezza si rivela .

Si , molte volte vado accapo ,annegare nell'inconscio senza accorgermi e mi perdo tra le favole, un gioco famelico ove trovo la fantasia ,una ricchezza dunque che mi fa cantare l'irreale e dare al lettore e a me medesimo l'opportunità di evadere ,ove appunto ( tra le note la bellezza si rivela )
Tela di Ragno .

Canto trentunesimo .
Lacrime in subbuglio. 

Si intessono le storie , copiose si diffondono
nel mare immenso smarriscono l'oblio ,
perdono le tracce per rincorrere l'onda anomala
si fingono lacrime tra le piaghe dell'indolenza .
Nella ragnatela della vita nel pathos ingeneroso
il tripudio muto turba gli attimi eterni …
tace la nota , meta di avidi scrigni ,
ove i volgari si mascherano di falso buonismo.
Sei la tessitrice dei sogni ,la tela di un ragno …
ricami trame e reticenze inquieti ,
sei la Penelope dell'attesa ,dei falsi merletti
ove lo sfogo plaude all'urlo di un lagno .
Non farmi prigioniero oh farfalla !
Tienimi caldo nel tuo morbido regno …
nella tua tela sono e resto sogno ,
il piccolo insetto con le ali di stella.
Altri sono i Frami in altra forma appari
candida ed unica immagine con l'amore giochi ,
misogini amplessi con l'altro la fragile debolezza
su rugginose spade ove le sottili lame feriscono la vita .
Ma tu , si dico a te...
cuci pure la tua trama
scrivila , col ricamo dell'amore .

Quante volte si ha intessuto tele ,trame per cercare l'avere ,il piacere , la soddisfazione , la passione amorosa ,tante tele insomma ,molte raggiunte altre spezzate ,ma come detto da tessere con pazienza per avere il risultato.

Canto trentaduesimo 

La dolce anima .

Ed io , sorrido, accarezzo il tuo invisibile viso
dove sei anima...
ti dimeni come la tempesta
e nello sciagurato spettro traspari oblio .
Sei bella ! Rubi il mio respiro
la luce viva che in te splende ancora ,
sinuosa si dimena per ritornar bambina
la venere spogliata del cuore mio .
Di ogni fantasia vizzi i profumi
fatale è la bellezza m’arrocca e a te mi lega ,
mi inietta sabbiosi abbagli i dolci languori
brivido amaro nel sangue mio ispira .
Ma tu sei bellezza !
Il fermo immagine d'ogni tempo ,
la dolce anima che brezza l'aria
fa del creato l'immenso proibito.
Muta , assetate passioni l'eleganza :
l’ amore profondo , amore che ha vinto,
doni l’estate che amo manca ...
il piacere languido di lacrime e tormento .
Sei il verde foglia dei novelli colli
il diamante delle stelle cadenti ,
l’inferno ove tu mi accogli
mi dai piaceri e fremiti spaventosi .
E tra i cupi rigagnoli il passato scrolli
lì riemerge il tuo fior di loto ...
l’insaziata seta rivuole il suo bacio ,
rivuole il velato viso per amarti al chiaro dei lumi .

Qui cerco quello che non ho , che vorrei avere o quanto meno desiderarlo per concederlo o concedermi io come cavia per ottenere la bellezza dei tanti .Donare dunque un platonico e fare felice gli scettici ,è un obiettivo a pochi riservato .

Canto trentatreesimo .
L'umiltà .

Abbiamo bisogno di piangere
A mani nude ti tocco il cuore
Nel silenzio dei sordi il mio eco ,
Nel grido dei bambini crolla il paradiso
Assorda l’anima e singhiozza il giubilo .
Abbiamo bisogno di piangere
Siamo troppo avidi per soffrire ,
Aridi nei sogni ,diffidenti nell’amare
Distanti anni luce ,da un abbraccio ,da un bacio .
Siamo aquiloni abbandonati nel vento
Su strade ,la nostra ombra ,lascia gemiti d’inferno ,
Lascia ,la sventura travolgente e disperde ogni sforzo
Lascia , il lupo che urla tra le foglie e il piccolo innocente .
Lascia me ,che ne narro un canto
Un dolore vagabondo, un nome ,
E col tempo , su una epigrafe ,viene abbandonato
Vien lasciato un fiore , è l’elemosina dei buoni .
Abbiamo bisogno di lacrime ,di una buona azione
Di un giorno di sole ove la luce falcia la miseria ,
L’indifferenza ,lo scetticismo mostra volti bui
Dell’acqua sepolta che riemerga i sorgivi .
Abbiamo bisogno di amare l’amore e non diffidare
A qualsiasi età ,ad ogni ora ,negli anni bui ,nei giorni lieti ,
Ove l’elemosina del bene abbia gli azzurri mantelli
Il chiarore bianco della neve ,la purezza dei bambini .

Si credo che un piantino ogni tanto rinfresca e rinfranca l’anima ,sfoga l’intenzione e abbraccia l’amore , cura questa che i dottori dovrebbero consigliare ai tanti .

Canto trentaquattresimo .

Ancora una volta canto .

Scorrono lacrime nei fiumi
vanno lungo viali dall'inesprimibili rupi
sulle sponde di mari ,verso la superba femmina ,
che ai piedi del vulcano si canta la sua lirica.
Scorgo tra le lettere d'amore
nell'eclissi d'una luce fioche ,
le steppe saline di una cala rosa
ove la madre mia mi diede la tua riva.
E son velate le tue note
hanno qualcosa di enigma magico ,
il sogno conoscitore addosso mi rimane
lucerna colori e spreta pallore .
Da , un volto al bianco viso
nella membrana acciglia odi
tra le ciglia, occhi stilla :
il baloccante dell'apatica opera.
Ancora una volta canto !
Posami addosso la tua croce ...
tu figlia d'un parto nudo
ancora una volta possiedimi
cantami la vita , le erinni voci.
Di quel biancore fu il sole vero
fu parete di pietra e fuoco ,
fu la polvere a soffiarmi la tua nuvola
ove il giorno pioggia stria .
Fu la sostanza a mutarsi in materia
e ancora una volta canto ...
canto le mille tragedie umane ,
la mia canzone in poesia si rifugia
nel sempre , nel dove ovunque s'apre un cuore.
Ballavo stretto in cerca di un bacio.

Si il mio canto come detto non si ferma, anzi se mi viene donato plauso ,ne assorbo forza e continuo raccogliendo i momenti le emozioni e portarle in poesia. In narrativa ove questi ultimi anni ho scritto diversi romanzi . 

Canto Trentacinquesimo .
Il desiderio del bacio .

Nel cerchio della vita nacque l'amore
i primi palpiti sapevano di miele,
il fondente odore si scioglieva libero
sapeva di lavanda e di fresco gelsomino .
Capivo che eri tu il mio immenso
a te stretto rubavo i primi baci
arrossivo al tocco del tuo corpo
nel tripudio ,fuori iniziava la mia vita .
Ballavo stretto e tremai !
Belle le emozioni agitavano l'anima
era tutto un concerto in do minore
una fiaba che stava per essere vera.
Lo cercai quel bacio e lo ottenni in un giorno di Aprile
era l'inizio della primavera e fuori pioveva ,
nella stanza aggiravo la passione , osservavo il silenzio
mi apparisti tu davanti ...
fu la prima volta che baciai l'amore .

La spiritualità dunque mi tocca il cuore e scrivo di essa come un menestrello va sotto la finestra di una amata, un sentire che mi da frescura e mi mette in primo piano.
Verso te la primavera avanza .

Canto .trentaseiesimo .
L'albero del cielo .

Avanza l'amore nel giorno del grande giubilo
come un fiume di sospiri tra le vene del tuo cuore
prende vigore ,l'energia ,di vita anelito
l'inesorabile , mi coccola ,mi da aria, mi da il tuo mare .
Sei primavera , la goccia linfatica del mio sangue
la mia zolla ,il suono livido della mia terra,
sei in ogni singola sensazione e suoni per me la chitarra
mi rimandi il rosso purpureo ...
contro me si scaglia il tuo corpo pieno di calore.
Si, sei primavera !L'albero di ciliegio
il gusto dolce di una fragola ,
il tuono dei monti lontani
ove i silenzi s'arrossano nei sudati giardini.
tutto viene smarrito nei pensieri dell'ignoto
per averti dato la mia parola fredda ,
l'amore che tu senti , lo stai buttando
spero solo che ti sciogli nell'eros della voglia
fervi il forse , il buon gusto dell'assoluto desiderio .
Resti la mia primavera .
Come è difficile volare .
Nelle stelle confuse della notte ,
un cerchio magico s'apre ...
nell'aria , come porpora i ridenti fiori ,
ti illumina , di raggi divini .
Come è difficile volare !
Quando i tuoi desideri si fanno veri ,
i tuoi sentimenti si insinuano nell'anima ...
quando l'amore , bussa forte nel tuo cuore .
Quando le tue paure sono alle strette
diventano muri , i pilastri insicuri ,
gli incerti che in te combatti...
dal silente abisso ,si fan deboli le forze .
Come è difficile volare !
Da troppo tempo , non colori l'arcobaleno ,
col rombo di suoni batti labbra chiuse ...
indugi , pur traendone prodigi ,il dardo fuso.
Lì , i selvaggi fiori , sbocciano spinosi tra la neve,
tra gli spiriti alati in sognati sogni ...
soppresso , mi sottraggo alle tue esitazioni ;
l'indugio fuggiasco , della profonda passione .

Come è difficile volare!
Si è difficile volare specialmente col pensiero, come detto prima ci vuole fantasia , un gioco di squadra che ti rende complice di un qualcosa di sublime .

Canto trentasettesimo .

ANIME NERE .

Nel supplizio della vita i tanti amori salpano l'ancora
essi sono lordi di paure han il capo sul grembo della vita ,
rubano l'orgasmo alle anime nere ove nasce la mala noia
una passione struggente gli affabula l'invidia .
Il cuore ladro s'appropria del diniego
la negazione empirica del folle carnefice ,
egli è possessore del nulla con violenza uccide
s'appropria dell'anima gli da il colore nero.
E' irraggiungibile questo avverso
non ha gocce salate sa di perdizione ,
ha il dissacrante odore dell'acre odore
mescolanza di essenze immuni all'orrido scevro .
Tu simulacro di ferro su epigrafi graffi i miei ricordi
zizzania diffondi con l'inchiostro il mio cuore macchi ,
di nero seppia in lutto le mie lacrime
han sapore di lussuria il potere delle cortigiane.

Anime nere è un giudizio di chi non prova o profana un dettato puro senza saperne significato affogando nella gogna ed essere ignorante.

Canto trentottesimo .

PENSIERI PARALLELI .
Si fronteggiano i due draghi
fieri si sfidano all’ultimo melodramma ,
s’immergono nei fondali del pianto ;
liberi s’allontanano dalle inette dicerie .
Si ritorna adolescenti con i primi brividi!
In pensieri paralleli si evolvono ,
sicuri d'essere nel socratico dei deboli ;
ritrattano la parola, la palinodia dell'altro suono .
E ti ritrovi campana nel solitario luogo !
Fosti per me furia cieca ...
la mattanza che partorì il feroce ego;
la mantecata salsa concupiscente dell’empatia proclive .
Ed è ribelle la tentazione !
Blocca ogni arto del mio, tuo corpo
osa ancora a dirti t’amo ;
tumula la terra ove camminano le bare .
Hai scelto l’equazione !
Lasciandomi smarrito tra le incerte incognite,
quella che annuisti nel pozzo amaro ;
dove il perduto corpo naufragò paure.
E nel vederti , fu la prima volta!
Fu l’alba di un inizio interrompente,
furono lusinghe esilaranti e mi ammaliasti;
d'ombra camuffasti gli inutili sgomenti.
Ma tu ti aggrappi al passato
ed ora godi l’urlo delle accuse ,
butti via i tuoi paralleli le concordate idee ;
il mio dispone simmetrie pure .

Quante volte avremmo voluto inserirci in pensieri opere omissioni in parallele ambizioni ,nelle concordate idee ove appunto si dispongono simmetrie pure.

Canto trentanovesimo .
Il segreto della profondità. 

Preghiera .

Poesia spirituale - lode a Dio -
E fiorì Gerusalemme tra gli olivi ,
Il grande sepolcro liberò il cristo …
Da lui nacque , il segno della croce ,
Gli animi esortò e fu preghiera .
E si diffuse nel creato una voce ,
Era Dio ,che parlò agli uomini …
Gli dettò le sue sacre leggi ,
Fu, il suo , verbo della pace .
Dettò i dieci comandamenti !
Le regole dei diritti e doveri ,
Io sono il Dio tuo,
Non essere falso, e non rubare .
Dettò , l’amore !
La speranza ove cresce vita ,
Di umiltà , il degno merito ;
Di ubbidienza , l’io medesimo .
Vieni dunque Dio , vieni a salvarmi …
Vieni signore ,ti aprirò la mia casa ;
Sono io il peccatore , e non ho la stabile dimora ,
In te cerco , quella futura .
Il tuo sole irradia il mondo !
Da te creo , da te fu creato ,
Sono amorevoli le tue parole ;
Si cantano ,nei beati cori .
Vieni o Signore , e benedici i nostri cuori ,
Benedici la donna …
La genitrice che genera vita ,
Figlia , madre , sposa …
Serpeggia vanità , sui campi elisi .
Femmina , col il tuo seno , amore nutri ,
Passione sacra , doni …
E tu uomo prega ,
La bontà in te è immensa …
L’amore per te sospira .
Ed è in verità e zelo ,in lodi ti ispiri ,
È nostro Dio ,re , e signore dell’universo …
Abbi pietà ,del nostro incerto ,
Dacci cibo ,per elargire pane ,
Dacci , la tua benedizione …
Per essere più buoni.

Dopo tante salite poi discese  mi fermai sotto un pergolato da me costruito ,rimiravo bellezza per i grossi grappoli ,soddisfatto ne assaggiai i chicchi  ,il sapore il dolce veleno. 

Canto quarantesimo .
Dolce Veleno .

Fu d'estate al tempo delle mele
folgorai l'amore nel penetrante sogno ,
oggi in questa arena vi do il pasto del mio canto :
lo do agli sconosciuti volti , a i mai immacolati.
Ai diseredati ,ai ciechi che lo odono solo la mia voce
alle muse ,le belle fate ,con i loro saggi dell'età matura
pieni di aure ori di malie .
In questo alveolo di incontri si sprecano abbracci
i rintocchi di orologi  e poi si sorride .
Alle prese di posizioni e le scomode arringhe
abbandonarmi voglio alle evanescenti illusioni
che su corpi inerti si illudono di amare .
Tu figlia dell'amore rivelati!
Sfoga la tua rabbia è pregna di livore
il tuo dolce veleno sa di assenzio e miele ...
fuma la pipa della pace intorno a un bel fuoco ,
avvolta da un mantello ne sentirai fremiti di pianto.
Ma poi, poi i miei occhi si stesero sole
quando fu giorno ritornai a cantare ...
il sangue mi bolliva nelle vene ,
il veleno dolce fu l'icona passionale .
Passeggiavo la mia vita su gli scogli
scioglievo la rorida pelle tra fusioni e voglie,
su corpi incestuosi si affamarono i lupi  .
Vidi la saggezza a nozze con l'essenza
la voluttà della pallida lacrima
respirai aria per non morire .
Fu dolce veleno , dolce il nobile amore . 

fu che ognuno vive il suo male ,con ipocrisia s'abbandona ,a deliri ,a egoismi ,io continuo a salire un inferno spento ove la mia meta  mi fa poeta ,il narratore delle mie liriche . 
Canto quarantunesimo .
  
Ognuno vive il suo male .

Con dignità mi prostro ai tuoi piedi
con umiltà divento il tuo schiavo:
al tuo volere maestà!
Femmina e regina fiore dell’amore ;
principessa dei miei sogni impuri .
Ognuno vive il suo male !
Lo dicono in molti …
gli egoisti nell’inferno degli empi!
L’arroganza ,l’avarizia pregi di difetti
è il frutto del prendere o lasciare ;
di un egoismo che s’appropria delle menti altrui .
Fu il profumo della tua carne a generare argilla
in arate terre genera magie di note tremule;
forma barriere di oblii illogici
recide e ricuce punti di ferite sanguinanti.
Ognuno conosce il suo male!
Conosce l’irrequietezza del suo declino,
il delirio d’onnipotenza
la meta di uno spazio senza tempo;
l’ora in cui morirò sereno.
E mi trovai di colpo in un’altra dimensione
assonnato e stanco cercai il sonno tra le nubi,
cercai la frescura in un’oasi di sole
cercai te ed eri parte di un debole destino.
Fu l’ultima volta che ti vedevo!
L’ultima scena di un film dove un amore fugge,
cedevo alle tue lacrime ;
ad un bacio, fu l’ultimo di un addio .
Ad ognuno il suo male
il mio è il mal d’amore!
È il pregio di averti amata .

Sentivo dunque percezioni sensoriali ,quelle che nei sensi abbondano l'amore ,il piacere della carne ,l'altrui coro ove le magiche parole divennero poesie , divennero musiche di note tremule e decise .La poesia saliva ed io con essa varcavo l'infinito del mio pensiero ,come il maestro Dante ,varcavo l'oblio del mio io ,sempre piu' sicuro nel limbo del vero volavo ,mi assicuravo quello che era la certezza  del sapere e col tempo dei tanti portai, porto avanti la mia lirica finche' nella pietà dell'anima posso dar luce ai morti .

Canto quarantaduesimo .

Percezioni sensoriali.

Era sorta la luna quella sera
e gli alberi neri  s’accesero come candele al sole,
sentivo percezioni strane
come se fossi atterrato su un nudo pianeta .
Vedevo da lontano fuochi d’artificio e lucciole sul grano
pregiudizi e rettitudini in me nascevano,
fu desto il giorno :la casa di campagna il casale .
Sentivo suoni di tamburi e di danze sulle aie
d’ogni essenza il profumo...
percezioni extrasensoriali ritmavano ai cinque sensi ;
alla spiritualità e alle retoriche figure.
La risacca del mare era lontana e la sentivo
mentre una orchestrina suonava note lucide,
c’era anche una femmina che si voleva innamorare ;
come un chiaroveggente gli esploravo il cielo.
Lo spazio temporale fu esplosivo!
Rivedevo luoghi ,lo spazio mio fanciullo ,
rivedevo in me il passato della mia anima
la dove  c’era custodita la mia vita.
Furono attimi che si colsero nell’antico tempo
di quella notte ne rimane percezione,
di quel suono aggraziato se né perso nostalgia;
se ne andato via per le strade del mondo .
Una telepatia forse ,una percezione sensoriale !
Mi dà figure ,mi fa vedere i luoghi dove son vissuto ,
il mio patrio nido ,la mia giovinezza ancora fertile .

ED IO salgo ancora la mia scala ,forse la salirò per l'eterno  ove il traguardo è il cielo del signore , speranzoso sogno che nel suo paradiso mi accolga .Si , ci furono i giorni dell'abbandono ,i giorni del peccaminoso incontro ove la carne si fece sangue ,il cuore morì nel fango .Ebbe le traveggole ,le pietose mani ,toccai la lussuria e sfogai l'istinto dell'animale perso.

Canto quarantatreesimo .
I giorni dell’abbandono‭ ‬.

Furono giorni tristi quelli‭ 
credetti che‭  ‬esistesse solo lei‭ ‬,
l’ammirai come se fosse una dea‭ ;
una il cui singhiozzo non ebbe lacrime‭ ‬.
Ebbe le palpebre livide‭ !
Un sudore freddo di brividi amari,
moriva piano col suo angoscio lento‭ ;
sulle agonizzanti labbra la sua cupa afasia‭ ‬.
E arrivò il giorno del triste addio‭!
Fu banale la sorpresa‭ ‬,inaspettata si deluse
un‭’ ‬amore che il destino volle abortire‭;
in lei liberava gli urli dei demoni‭ ‬.
Fu la fine dell’illuso sogno
una misera ricchezza di pochi baci‭ …
Frantumava il cranio dei folli‭;
di un sovrastato oblio‭ ‬.
Mi fu giurato lealtà e amore‭
franchezza d’animo sincero‭ ‬,
fu la compassionevole‭  ‬figura‭;
irruenta sfoggiava il suo delirio‭ ‬.
Il tempo annuncerà risvegli nuovi
guarirà‭  ‬ferite e piaghe,
anime copiose cancelleranno apparenze
sarà liberazione per chi nutre il candido.
E ancora‭  ‬parlo‭ ‬,ma di cosa‭?
Parlo a chi non ode‭ ‬,‭ ‬alle sozzure del piacere‭ …
a chi l’amore non sa apprezzarlo‭ ‬.

Mestizia fu nel mio cuore ebbi l'illusione di amare Dio , ogni sera a lui pregavo, di ottenere dalle bugie il bene ,lo volli e fui carnale , fui spirituale e forse profeta ,di lui scrissi l'amore ,i cantici narranti e la sua ,mia fede .Si, ancora adesso gli canto il cuore ,il mio credo  a lui gli dono .

Canto quarantaquattresimo .
RIDATEMI  DIO .

Nella pietà dell'anima evoco la vita
con la mia lirica entro nei cuori dei persi …
dei poveri illusi ,i mancati , della fresca sposa ,
do loro la pietà del mio vissuto ,la luce ai morti .
Ridatemi DIO !
Egli  è il mio signore  …
nella giovinezza mi ha dato la saggezza dei vecchi olivi
il faro per brillare  la mia luce ,
nel mio giardino la stagione dei frutti nuovi .
Ridatemelo !
Voi  che del sogno  ne fate incubo …
dell'amore il pietoso velo l'adulterio che mai da frutto ,
ha in bocca i falsi versi l'impuro appetito .
Si  voi ,cani a guinzaglio vapori di fumo
cocciuti commedianti dannati serpenti
inginocchiatevi davanti al sentimento ,
fate lacrimare il cuore
sulle fondamenta della terra e i mari .
Ridatemi Dio …
il mio padre il mio  beato
l'essenza che medita la sapienza ,la ragione, l'intelligenza ,
egli penetrerà nella mia anima mi aprirà i suoi sentieri
con la forza del vento aprirà le porte alla mia fantasia .
Vieni dunque oh re dei buoni
porta alla mia bocca parole sagge ,
fammi cantare  la tua lode
ove io banditore  del nulla ascolto i tuoi echi .

E come disse Dante :in mezzo di cammino di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura tant'era  la paura... Si , a differenza sua egli camminava nel suo travaglio ,io salgo l’infinito  ove lodo l’amore ,la donna ,madre e amante , sposa e musa .Ella fato di bellezza  dona la sua bellezza ,l’aspirato sogno per averla per amarla .

Canto quarantacinquesimo .
Figli di donna .

Al chiarore del giorno s'apre a me il tuo sorriso
è il bocciolo di rosa che sboccia sul tuo viso,
con le tue nutrie mi nutri le estese essenze
ove il tuo vellutato corpo culla il mio calore .
Sei dunque tu il mio volo ,la mia spada …
il tempo felice ove io nacqui da te radioso ,
l'albero che mi dette la tua frescura
la spalla ove negli anni mi appoggiai .
Tu la madre , la mia donna ,la mia amata …
il giglio più bello che nasce sulla terra
sei regina e dea la figlia dell'amore  ,
sei orchidea , misteriosa e sensuale .
Ti spandi come l'acqua azzurra ove ti beve il mare
dalla roccia antica sorgi e mi doni le tue perle:
le gemme i germogli i tuoi ori ,
le fughe senza pace ove l'onnipotenza lascia vizi .
Sono io il figlio a coronare il tuo capo 
Tu il fiore del creato , dell'amore puro ...
l'angelo buono che segue la mia strada
dall'inizio dei tempi  resti la mia spina .
Sei ,sei, sei … quante amorevoli cose sei :
la cucitrice dei sogni ….
l'albero addobbato di cuccagna ,
la mela di Adamo e Eva
ove ogni cuore attinge bene l'ogni malia .
Io l'egoista  ne abuso e ne faccio ciò che voglio
non considero che sono tuo figlio …
di un sublime insostituibile
ove l'amore tace  lacrime silenziose .

E mi chiesi se un giorno avessi il chiaro del sole della luna ,del suo abbaglio ,di riuscire a uscire dal labirinto del nulla e cavalcare il sogno sino a salire l’ultima soglia della nuvola .

Canto quarantaseiesimo .
Se un giorno .

È tanta la nebbia che gira intorno al mondo
come in un labirinto senza uscita lega ,
gravida da gradino a gradino
sale fino a l’ultima soglia  della nuvola .
Va , verso mete da raggiungere ,
ove convergono stupori
di vedute e intuizioni ,
di propositi e speranze .
Se per un giorno soltanto
potessi , guardare più lontano ,
perdermi e nascondermi nel buio
forse , vivrei all’infinito.
Esalterei il mio essere poeta
la mia fantasia …
riempirei il mio cuore di emozioni ,
dal vento i sillabari sfogliati
compongono , la parola t’amo .
Spezzerei le catene al radicato ventre
mi avvolgerei nel tuo manto rosa
finché s’arrossa il superbo sangue ,
su roventi lavi forgerei per te la mia lirica  .
Se per un giorno potessi
perdermi nel fondo di uno sguardo,
cancellare ogni ricordo
allora cercherei la luce
di una candela accesa;
lì solo tu sai respirare il mio sogno .

Tra me spesso mi chiedevo se una volta salito limbo del creato ,fossi io perdonato per le mie malizie ,le mie bizzarrie e tradimenti ,le mie irritate brighe ove persi il valore di volare ,di essere il degno .

Canto quarantasettesimo .
Come posso non sapere .

Ci fu tempesta al di là del mare
in me naufragò il bizzarro amore,
una torre di babele si alzò nel cielo
ovunque ,ci fu cenere e terra nera .
Armata fino ai denti mi hai detto vai
vai, hai sfigurato l’amore mio,
l’hai diffuso i rozzi oblii ;
chi sa di noi ronza in platea .
Come posso io non sapere
ch’eri femmina di opinione ?
Colgo ancora gli spasmi del tuo cuore ;
in me la malinconia s’azzuffa con la noia.
Come potevo non capire
che tra le braccia mie avevo un fiore ,
colei che di orgoglio ne va fiera ;
ha la notte benedetta e il rossore del mattino.
No, non potevo ero abbattuto
ero abbagliato da una luce fioca!
Ero pieno di me stesso : un emerito egoista ,
Non si sa cos’ero ,ma ti sentivo .
Come posso non sapere che il tuo bene sa di buono ,
Vivi in un bosco cupo e piangi lacrime di neve 
colme di addii ,di rancori senza pari .

FU  l’orgasmo dei poveri ad aprirmi la mente ,a capire le differenze dei malati ,dei persi , dei diseredati ,degli ignudi ,capii che l’amore è amore  è pace per il nostro signore .

Canto quarantottesimo .

L'orgasmo dei poveri .

E' troppo vile il gioco ,non lo reggo !
Piangerai ,disillusa a me ti mostrerai tenera
non avrai lusinghe né più fiducia
le lacrime cadranno come gocce di candele
nei profondi  vuoti , su i tuoi vestiti .
E ti chiederai ,se sei ancora femmina ?
La rorida fragola ch'è s'apre alla mia terra  ,
il grembo sacro del mare ,il gemito audace
l'oceano , che inonda il mio amore .
Sarai l'orgasmo dei poveri ,non esserlo !
Resta fragile come sei con me ,ti darò le rose ...
resta nelle mie furie cieche , nel selvaggio amplesso 
tra l'ebbrezza , libera dal mio sarcasmo .
Vieni ,rivelati esulta il giorno ...
mi legherò alle tue catene ove si inchinano i titani
al tuo cuore che si spegne piano , piano ,
con la mia anima incosciente ti farò fiorire .
E mi morderai col sol profumo
toccherai il piacere con le mani
godrai l'orgasmo , immersa nelle piaghe della mia follia ,
d'amore sarà il dolce rito ...
ove con un soffio ,spengo, l'orrenda lava .
Si, resta , non fuggire
non restare ferma negli specchi rotti:
davanti a un volto livido ,logorato da passati .
E' così rara la bellezza ,amami !
Nella furia di un giubilo
canterò per te la mia preghiera .

Omaggio al sommo poeta Dante Alighieri.

IO L'ALUNNO Giovanni Maffeo‭  ‬Poetanarratore‭ ‬.

Dalla Divina commedia‭ ‬.

Alcuni passaggi‭ ‬,la morale‭ ‬,la scienza,‭ ‬la poesia.
La morale ;detta anche etica
si divide in tre stati:
stato di peccato,
stato di pentimento,
stato di grazia.

Dante nella sua rappresentazione dell’altro mondo espone il suo convito ,il mondo allegorico ,della terrena vita‭ ‬,della fantasia‭ ‬,chiamata scienza ,la sua utopia di unire scienza e poesia si evince in‭  ‬una forma diretta e nelle parti sostanziali.
Egli ha aria di dire con certezza la sua morale di vita‭ ‬.Pone la sua domanda al mondo all’animo nostro ,all’essere dell’umana gente.

Riflessioni . quarantanovesimo .

VOLETE VOI‭  ‬SALVARVI L’ANIMA‭?

Lui diceva‭ ‬:venite dunque appresso a me‭ ‬,nell’altro mondo ,ove nell’altro impareremo dalla bocca dei morti la filosofia ,la morale ,la scienza e sarà salvazione.
Ed i morti parlarono‭ ‬,espongono la scienza‭ ‬,soprattutto in paradiso ,dove stalli si convertono in vere cattedre o pulpiti ,indi la scienza dà la sua forma allegorica.

Un poeta che ai nostri giorni‭ ‬,unico nel suo genere‭ ‬,egli‭  ‬con la sua etica a saputo integrare la contemporaneità che mai ha fine‭ ‬,vive e regna nell’essere umano‭ ‬,‭
(fonde l’amore con la spiritualità‭ )‬,essa non ha volti preferenziali‭ ‬,ma unisce il pensiero eccelso dell’uomo‭  ‬nelle varie religioni‭  ‬.La sua poesia resta dunque indelebile‭ ‬,universale nei tempi‭ ‬.
Il sistema insegue il poeta che nel suo tormento vaga tra fantasmi‭ ‬,e dice:
Bada che tu non passeggi per pura curiosità‭ ‬.per osservare‭ ‬,contemplare ,dipingere l’animo tuo ,il tuo scopo è l’insegnamento ove potrai trovare la saggezza e l’intelletto‭ ‬,la scienza dell’anima.
Nasce dunque la poetica di Dante tutte le sue invenzioni sono certezze‭ ‬,meraviglie ,immaginari ,se poi‭  ‬con delusione non gli rendono merito o cosa vera.

Fa della poesia‭  ‬velo di dottrina‭ ‬,della reale esistenza ,fa di un poeta contenuto scientifico ,un corpo,‭ ‬una scienza ,una realtà‭ ‬.La parola del sommo del suo pensiero gli occupa la mente ,ne scaturiscono concetti ,in forma mistica in cui il suo‭  ‬era ormai giunto ,un mistero dell’anima dell’umana destinazione in lui non ancora certo come arte ;perché dunque l’arte è realtà ,un corpo che vive ,mentre il mistero dell’anima era‭  ‬nella sua rozzezza e greggia realtà diffusa tra le genti popolane o tratto allegorico nella dotta‭  ‬letteratura.‭ ‬Dante si impadronì‭  ‬di questo concetto e tento di realizzarlo‭  ‬facendone arte ,usando le stesse forme‭  ‬di pensiero ,le stesse intuizioni‭ ‬,prese quella rozza realtà degli scettici‭  ‬facendone prefazio del vero.

UN POETA che vuole esporre la scienza ,e vuole fare poesia‭ ‬,a mio dire si pone un problema assurdo ,è come voler dare corpo a un qualcosa astratto ,a ciò che per natura‭  ‬è fuori dal corpo.
La poesia si riduce dunque a un semplice vestito che si indossa vistosamente ,una visuale esteriore ,non fa penetrare l’idea ,non si incorpora.
Dante‭  ‬spiega che in questo assunto‭ ‬,che tutte le forze della sua immaginazione‭ ‬,da me chiamato immaginario collettivo ,serve a dare voce al pensiero ,da ognuno ispirato ,un connubio dunque tra scienza e poesia‭ ‬.

Canto Cinquantesimo .

Gente mia‭ ‬,venite a me a cantare poesia.

Convito.

Venite‭  ‬a questa mensa ben‭  ‬imbandita
c’è pane degli angeli che sfamano cultura.
Cosa cerchi tu‭ ‬,‭ ‬uomo
Annaspi la saggezza e la vile arroganza‭?
La‭  ‬sola debolezza uccide il disincanto,
tu fanciulla triste fidarti più‭  ‬non‭  ‬vuoi.
Amica‭ ‬,amata‭ ‬,resta‭ !
Avrai respiro e canterai con noi‭ ‬.
Giovanni Maffeo Poetanarratore.

‭ ‬A Dante Alighieri‭ .

Ed io ti lessi nell’età del verso sciolto‭!
Nell’età della ragione fui costante‭ ‬,
quand’io compresi il vero canto‭
capii ch'ero cibo per il mondo‭ ‬.
Un poeta come tanti‭ !
A giocar la forza del destino fui presente,
l’ingegno mio‭ ‬,‭
colse frammenti nella città che vive‭ ‬,
di suoni e canti‭ ‬,‭ ‬d’amore d’altri tempi.
E‭  ‬fu la tua femmina‭ ;
Beatrice la dolce tua amata‭!
Ella la tutrice‭ ‬,‭
che ad oggi è l’emblematico esempio,
timone di costanza‭ ‬,
ispirazione di coscienza‭ …
a sostenere la femminilità‭ ‬,
delle fiamme ispiratrici‭ ‬,
a far scrivere per elle‭ ‬,‭ ‬le pie donne‭ ‬,
a far sognare i sospiranti.
Sei tu il grande poeta‭ ‬,Dante‭!
Il grande che nel mondo spande eco‭ ‬,
nell'anno miei‭ ‬,‭ ‬t’imponi‭  ‬e tuoni‭ ;
Che la tua lirica regni‭  ‬nell’eterno‭ ‬.

Giovanni Maffeo Poetanarratore.‭ 

I TEMPI CAMBIANO‭ ‬,CAMBIA LA VITA‭ ‬,‭ ‬IL VIVERE DEI POVERI‭ ‬,‭ ‬L'INNOCENZA DEI BUONI‭ ‬.

Canto cinquantunesimo .
La strage degli innocenti‭ ‬.

‭( ‬Quando gli occhi non vedono‭ 
 l'innocenza muore‭ )

BASTA‭ !
E‭' ‬diventata un incubo l'Ineludibile vita‭ 
la fatica per volare‭ ‬,il fiorire l'ardire‭ ‬,
oh donna in tuo onore proverò a cantare‭ 
nell'azzurro del cielo sul trono del sole‭ ‬.

Lì la pietà degli angeli è il grembo delle nuvole‭ 
nelle infuriate acque ove si crucciano i sentimenti‭ ‬,
schiumano le eteree ombre e verdi isole‭ 
i fiori più dolci ove alloggia il vivido fato‭ ‬.

Ascolto la vergogna dalla platea dei burattini‭ 
il cui volto patisce nelle oscure nebbie‭ ‬,
tra le stelle di ghiaccio le stragi degli innocenti‭ 
le volgari vergogne con cui vengono messi in croce‭ ‬.

Basta !Vattene ozio‭ ‬,stupro inenarrabile‭ 
gogna dell'abuso perpetrato sulle giovani anime‭ ‬,
alla bellezza velata ove c'è il silenzio del bacio‭ 
nei sussurri il servaggio del dolente grido‭ ‬.

Basta‭ !‬Dio ci sei‭ ‬,‭ ‬aiutaci‭ ‬...
metti fine a questa strage‭ ‬,
a questi miseri vigliacchi che l'inferno li accolga‭ 
sono la piaga sociale una miscela esplosiva‭ ‬.

Sono gli ingordi di potere‭ 
la radice ove regna l'assoluto‭ ‬,
ove il paradosso crea l'onnipotenza‭ 
l'onniscienza senza il nessun pari‭ ‬.

Dannati‭ ‬,figli del castigo‭ 
gramaglie nere‭  ‬per gesti impuri‭ 
lutto indelebile del funereo dolore‭ 
mercenari avidi costernati da false attribuzioni‭ ‬,
privi di sentimento uccidono l'amore‭ ‬.

E NON MANCA LA SENSIBILITA ALTRUISTICA 
OVE I MIEI VERSI SI ADAGIANO NEI CUORI PERMALOSI‭ ‬.

Canto cinquantaduesimo .
Fratello triste.

Nulla‭  ‬potrà rallegrare un’anima senza amore‭!
Il‭  ‬grottesco stravolge l’eccentrico mistero,
ove il chiaro spazio occupa freddi cieli‭ ;
sul vellutato manto lo spirito emana gloria‭ ‬.

Sei il fratello triste a cui mentì l'amore‭!
La vita come vuoto a lui gli fu mostrata‭ 
gli fu tolto la dignità d’esser puro‭ ;
nelle sue frivolezze, i suoi pensieri impuri‭ ‬.

Gli furono concesse facoltà di felicità terrene
e nel misterioso labirinto perse la sua fata,
di lei‭ ‬,cancellò ogni sua traccia‭  ;
restò solo aspettando la bufera.

Egli‭ ‬,sognò per anni la divina musa‭!
L'attese e non venne nella sua anima,
infelice accettò il falso fato‭;
si punse con gli aguzzi tali‭ ‬.

E si diresse verso pallidi bagliori
si chinò a terra e pregò l’amore,
udite‭ ‬,udite‭ ‬,‭ ‬disse ad alta voce‭ ‬:
è nato un bimbo‭ ‬,è il figlio del signore‭ ‬.

Aspettò l'inverno e gli apparve la sua stella
aspettò l’ironia della sua sorte ed era bianca‭!
Spogliato d’ogni beatitudine‭ 
gli apparve l’angelo custode.

La fede gli‭  ‬fu vicina e professò col suo cuore,
quasi gli volesse dire‭ ‬,vieni‭ ‬,io ci sono‭ ;
aspettami‭ ‬,sarò la tua redenzione,
l'amore sincero ove l'anima s'adagia.

Fratello triste non ti tormentare‭!
Nei vacui corridoi scorgerai la tua gioia,
festeggerai il rimpianto con la noia‭ ;
con te ci sarà il buon Natale‭ ‬.

S i‭  ‬manifesta nell'anima il dolore‭ ‬,‭ ‬il desiderio dei poveri ove ogni sogno‭  ‬è vuoto non ha rimedi‭ ‬,‭ ‬si espone‭  ‬e fugge‭  ‬per non contagiare‭  ‬,‭ ‬per restare solo nella solitudine del tempo‭ ‬.

Canto cinquantatreesimo .

VERSO IL TRAMONTO DELLA VITA. 
Solitudine‭ ‬.

Sono appeso a un lembo di cielo‭ 
sospeso tra le corde del passato,
l’amore mio non ha barriere‭;
sconfina sul giardino ove sboccia un fiore.
Ha negli occhi la gioia il dolore‭!
Ho te femmina che mai arrivi,
nell’oscuro incerto è insaziabile il tuo amore‭ 
dalle mie inquietudini i fatali umori.
Non tornerò tra la furia dei fulmini‭!
Mi rassegnerò e sarò fantasma,
di lei i ricordi grevi‭;
nella gogna del tempo assai mi manca.
Sarò e resterò un numero‭!
Il punto di domanda senza nessun risposta,
una parentesi ove l'anima chiudo‭;
la tua immagine muta infrange la malia‭ ‬.‭ 
E come Gesù pregherò negli Orti degli Ulivi‭ 
rinascerò accanto ad una mangiatoia,
di me rideranno gli ignobili carnefici‭;
quand’io‭  ‬in singulti pregherò il Signore.
Sarò Abele che sorrise a Dio‭!
Gonfio di speranza scaccerò il male‭ …
Si,‭ ‬tornerò ruota di carro,‭ ‬incudine per il ferro‭;
il purgatorio e l’inferno saranno perdono d’ogni fiamma.
Sarò io l'anima crudele‭ ‬,io il limpido spirito‭!
Tra il vivere e il dormire c'è la tua voce che mi chiama.

Canto Cinquantaquattresimo .


E arrivò l'abbaglio ! Fu quello che mi fece sbandare , andare via con la testa , per una donna che cercava la sola sua sazietà , il vomitevole sesso , sesso che fu sfogo , ove entrò di furia la passione , ove le conseguenze potevano danneggiare l'amore del cuor proprio .

L'OCCHIO PROIBITO DELLA FATA .

E dal proibito al profano di cuore in cuore fuggi

come l’acqua senza lacrime ti volteggi libera,

miseranda gli anni tuoi ignori

di rughe e sguardi finisce la tua storia.

A tuo piacimento scegli l’uomo!

Scegli i tuoi dolori su versi di poesia ,

scrivi di te quand’eri vera

quando non sapevi d'essere il mio intrigo.

E ti lasci coccolare in inerzie di abbagli

in apparenze cogli capricci visionari,

cogli il nudo senza scrupoli ;

nell’abbandono totale frani i tuoi voleri .

Sei l’occhio proibito della fata

lo mostri solo agli sconosciuti ,

con essi t’inebri in una fonte vivida

e su di una foglia leggera voli.

E non sarai la sola a tradire l’anima mia !

Tra i muri d‘una casa la tela scuci,

gridi vendetta con voce rauca ;

con la più nefanda scusa l'amore mio invochi.

Con l’occhio della fata

vai verso un’altra storia …

vai negli intrighi di giochi folli

ove te stessa i tuoi sogni abbandoni .

Resto osservatore di attese …

finché mi innamoro d’una amata limpida,

una che sa di essere donna .

Ma Tu cara musa , Soffia su di me e lusingami .

Ma poi , poi continuarono gli abbagli , quelli che mi aprirono alla luce , al verso saggio ove maturò la mia poesia crebbe e divenne lirica il canto mio mi diede vanto .

CANTO CINQUANTACINQUESIMO .

ABBAGLI DI LUCE .

Abbagli di luce .

Madrigale

Mi lascio alle spalle strisce di voglie ,

il grosso sentimento attrae …

in me , in giochi inchiostrati ,

di versi platonici e frasi allusive .

Tu la mia interazione sgoccioli frutti settembrini

su vaste platee indossi silenzi muti ;

l’ontano l’airone ammanta la tua paura .

Ritrovo la strada del cuore !

Ove il poeta erutta terremoti ,le ardimentose parole

non hanno più spazi per garrire .

Sono solo abbagli di luci !

Barbaglii che si riflettono sulla neve ,

illuminano la vita , ritrova me , lacrima primitiva .

Sei pioggia che scende dagli occhi

su versi confusi lasci lacrime ignote ;

lasci il vissuto in pensieri ingarbugliati .

Sei l'arcobaleno dopo il temporale,

rincorri il sorriso dei bimbi mai cresciuti ,

i tempi del sentimento turbato ;

l’adolescente emozione che abilita l’anima .

E tra il nero cobalto, la, in fondo, furtiva è la luce ,

silenzi pesanti chiedono addii ;

gli odori selvaggi abbagliano il sole .

È in quel bagliore di luci e suoni che tu mi appari

ove il denso odore stipa desideri ,

disgela i copiosi taciti , gli affanni maledetti ;

sconvolti sul tuo viso s’irradiano festosi .


CANTO .cinquantaseiesimo

DIO E' NELLA PIOGGIA .

Dio è nella pioggia.

È nel crepuscolo d’una lacrima

nel baratro dell’oblio,

nell’usurpatore che annienta ogni ideale

nell’essenza di chi spera .

È negli occhi d’un bambino !

Nel respiro di una fanciulla innamorata,

in una mamma che dà il cibo ai suoi figli

e dalla sua bocca se lo toglie.

È nell’aria delle mille essenze

tra i giardini e le sue corolle,

nel sole ,la sua luce …

fa nascere la gemma e ci dà vita.

Dio è nella pioggia !

È in ogni particella d’ogni atomo ,

in ogni cellula di ogni organismo

che si nutre e canta .È in ogni caos …

Di una anarchia folle ,

la ribellione il suo fardello

la resa ,l’inizio di un nuovo giorno.

È nella tempesta che punisce il male

sulla terra arida di chi non crede ,

nell‘universo il suo paradiso

sul nostro pianeta il punto luminoso.

È nel pascolo dei desideri

dell’ingenuità di una mente pura ,

nelle note di una musica soave

si allieta felice nell’anima sincera.

È sul palcoscenico del tempo

dove s’indossa la vera maschera ,

il poeta la narra è la sua trionfale storia.

È nella tragedia dei dannati

nella sofferenza dei malati,

con occhi aperti sono al buio

in lacrime dà emozioni scendono.

È nel tragitto della storia !

In una rossa rosa simbolo dell’amore ,

nella forza del destino ,è in tutti noi.

È nell’inizio di un mondo nuovo.

CANTO CINQUANTASETTESIMO‭ ‬.‭ 

LA DEBOLEZZA DEL PALLIDO PENSIERO‭ ‬.

Si,‭ ‬gioco con la mente e faccio miei i miei pensieri‭ ‬,li muto in versi‭ ‬,li romanzo‭ ‬,‭ ‬li addobbo di frasi e canti‭ ‬,‭ ‬ne ricavo la mia poesia‭ ‬.‭ ‬La scala della mia vita‭  ‬sale‭ ‬,‭ ‬e si erige verso il sole‭ ‬,‭ ‬si apre alle menti sconosciute‭ ‬,‭ ‬ove il mio verso è sempre più innamorato‭ ‬.

La debolezza del pallido pensiero‭ ‬.

Non mi restano altre terre da esplorare

ne altre mete da raggiungere‭ …

volo alto e fantastico tra le nuvole,

volo col mio pallido pensiero‭ ‬.

E sarò da te distante valicherò i più alti monti‭  

fin dove il suono trova la musica del mare,

ove la tua voce grida nel cielo‭ ‬...

mi farà eco per raggiungerti nei sogni‭ ‬.

È ombrato da grandi aloni questo emisfero‭ 

nelle simmetriche parti s'attorciglia,

in ogni contenuto è giudizio...

su ombre di neve s’imbiancano nel cuore‭ ‬.

E non sono le parole amare quelle che scrivo

le trasformo in dolci desideri‭ ‬,

in versi li offro alla pietà del nulla‭ 

ove nei secoli‭  ‬mi saranno riconosciuti.

E mi guardo intorno‭ …

sospeso da astruserie gli occhi miei chiudo‭ 

l’apro al languore dell‘allegoria,

al vago sublime che peso e poso:

in menti afflitte le romanze sognatrici.

Ed è il cereo colore a darmi il rosa‭!

A darmi sfarzo nel vedere te‭ ‬,la mia musa,

di solo amore io mi piego‭ ;

m’intingo in rossi vellutati‭ ‬.

Tu la fragile inquietudine della carne mia‭ 

l'allegro desinare che dà cibo alle vene‭;

seduce la filatrice empirica con frasi languide

in me dimori‭ ‬,‭ ‬il pallido pensiero‭ ‬.

Oh debolezza colorita‭!

Dimori il consacrato dell’astrazione‭ 

la pietà scellerata senza pari‭ ;

personifichi la fonte della mia poetica.

CANTO CINQUANTOTTESIMO .

Invocazione all'innocenza‭ ‬.

Lode di Davide‭ ‬.‭ 

Tratta‭  ‬e riadattata da me‭  ‬Giovanni Maffeo‭  ‬Poetanarratore‭ ‬.

Raccogli o Signore la causa dei giusti‭ ‬,sia attento il mio grido‭ ‬,la mia lode‭ ‬.

Porgi a me l'orecchio‭ ‬,la mia preghiera‭ ‬:su le mie labbra senza inganno ne malignità‭ ‬,‭ ‬né vergogna‭ 

‬.Venga da te‭ ‬,la mia sentenza e i tuoi occhi vedano la giusta causa‭ ‬:

saggia il mio cuore‭ ‬,la mia fede‭ …  

Scrutami di notte tra le ombre e guardami‭ !

Lì s'invade l'anima mia‭ ‬,il mio dolore‭ ; ‬quando il sole si addormenta su i tuoi celesti campi‭ ‬.

Provami oh Signore il‭  ‬peccatore‭ !‬provami al fuoco‭ ‬,sulla brace della vita‭ ‬,non c'è malizia‭ ‬,ma voglia di

 vivere e cantare la tua lode‭ ‬.La mia bocca non si è mai resa colpevole‭ ‬,mai‭ ! ‬Nel volere l'altrui carne‭ 

‬,nel desiderare l'innocenza la purezza del solo amore‭ ‬.

E secondo l'agire degli umani‭ ‬,seguendo le tue parole evito i sentieri della violenza‭ ‬,cancello dal mio 

agire‭ ‬,‭ ‬la‭  ‬malevolenza‭ ‬,io che sulle tue vie raccolgo semi‭ ‬,con essi nutro il corpo mio‭ ‬.

Tieni saldi i miei passi e i miei piedi non vacilleranno‭ ‬.

Ti invoco mio Dio‭ ! ‬Dammi riposo‭ ‬,dammi risposta‭ ‬,porgi l'orecchio al mio udito‭ ‬,ascolta la mia voce‭ ‬,

tu‭ ‬,‭ ‬che ci salvi dai nemici‭ ‬,aiutaci‭ ! ‬Affida‭  ‬la tua destra e custodisci le lacrime che cadono‭ ‬.

Vieni‭  ‬oh signore‭ ‬,‭ ‬vieni‭ ‬,‭ ‬oggi è Natale e sulla tua terra c'è festa dell'amore‭ ‬,salvaci da gli Empi‭ ‬,

dai malvagi‭ ‬,dai traditi e i loro peccati‭ ‬.chiudi loro gli spropositi‭ ‬,le inerzie futili‭ ‬.Fermali oh Signore‭ ‬,‭ 

‬loro non sanno quello che fanno‭ ‬.Con le tue mani sazia di bontà l'anima mia‭ ‬,‭ ‬di umiltà fammi schiavo‭ 

‬,in amore dammi vita ed io guarderò l'eterno sole‭ ‬,il tuo volto sarà il mio‭ ‬,in ogni mio passo mi sazierò

 della tua presenza‭ ‬.

CANTO CINQUANTANOVESIMO .

Anche nell'ultimo respiro l'amore vince ,forse perché l'indigenza umana porta ad un egoismo credulo ove la stessa morte si accompagna all'ultima agonia .

L’ultimo respiro .

Sensibile nasce la vita sui prati del sole

depone la sua anima nell’ultimo respiro :

tenera bellezza , di una giovinezza pura ;

sull’arcobaleno dei sogni esce dopo il pianto .

Ed io scrivo finché ho vita !

Ascolto le favole uniche e sincere ,

la poesia che esce dal tuo pensiero senza morso

che nei tempi si spargerà nel vuoto .

E tra le galassie e le stelle su un mondo ignoto ...

il sogno mio mai sarà nel chiuso

a raccontarlo sarà il futuro …

sarà preghiera ,fede nella casa dei malvagi .

Sarò spogliato , offeso

da violenze fobiche di un reale impudico ,

da alterezze infauste dei perniciosi orgasmi ;

coi nutriti singulti farò dimora negli animi gentili .

Continua la vita , è una catena che mai si spezza !

L’amore sempre si racconta …

Finché c’è respiro inchiodati ad una angoscia

nel silenzio ,nell’ultimo battito del cuore .

CANTO SESSANTESIMO .

La nota del cuore che si scorda quando non c'è amore , gioia , si frantuma e non ha un ritmo accordato ove non palpita nei riverberi del cuore , ma soffre nella solitudine dell'anima .

La nota scordata .

A quel tempo avevo voglie schiave

e mi apparisti tu strappandomi il cuore ,

eri una nota scordata

il poetico suono di una poesia .

Leggero volavo con la musica

e tutto intorno languiva il sordo ego ,

non mi aspettavo ,non sapevo

che quella nota era la mia musa .

L’incontrai per caso ed era smarrita

in quel novembre di foglie e melograni ,

l’avevo accordata in una poesia

ove i versi cantavano l’amore .

Furono brividi di passioni !

Era la voce tenera la nota scordata ,

riecheggiava sul trionfante palcoscenico ;

tra lo stupore nasceva la mia romanza .

Finì presto l’idillio !

Nella mente un ritornello …

avevo vertigini di vento ;

avevo la percussione che dentro mi batteva.

E dall’alto ,la luna mi guardava sconsolata

era dispiaciuta per la mia solitudine,

un vagare fantasma ch’è s’era elusa

non sentivo più la commossa sinfonia .

Ma lei ,lei era la donna santa

aveva dato a me la musica d’un tempo,

rinnovava il mio sentimento ;

di scosse emozionali beava la mia vita …

Ad oggi odo un’eco ,è lontano

confina con le rovine di una storia

è la nota scordata ;

vuole accordare il patema di un amore .


CANTO SESSANTUNESIMO .

QUANDO SI VIAGGIA CON LA FANTASIA si sbatte a volta contro il muro , contro sentimenti oscuri ove solo la pazzia li sa controllare .

Il volo più' alto .

Volò il gabbiano smarrito sul mare

si posò impaurito sull’incosciente mistero ,

distratto si ferì e cadde al suolo

spezzò le sue ali di vento per non volare.

Tu mi hai donato i giorni più belli!

Momenti in cui l’esuberanza accresceva l’impazienza,

aprivi a me il tacito consenso della sublime essenza

di salvezza la sorgente mi sfamavi col pane degli amanti.

Fu il volo più alto che feci nell’era dell’amore:

concerti di musica addobbavano i flussi ancestrali,

l’unisono si sentiva da lontano ,erano i tuoi suoni

era l’eco che guidava il nostro amore.

Patetico sono e rimembro stoltezze d’un passato :

mi copro d’acqua santa trascinandomi nell’ignoto,

fuggo dai pensieri sperando di sognare

rievoco il senso che può , deve avere.

Non c’è luogo su questa terra che possa rendermi felice :

tutto resta torbido se non ci sei ,non sei tu luce ,

ove l’abisso profondo dimora nella squallida fontana

basterebbe che tu tornassi come prima.

E da lassù ,oltre le cime della bianca luna

lassù ove ogni splendore abbaglia l’angoscia mia,

la vita non si ferma si continua a raccontare

a svelare melodie in ogni ferita si lasciano baciare .

CANTO SESSANTADUESIMO .


L'amore , patema d'ogni anima , fa le promesse e non le mantiene , fa i giuramenti e li rinnega , fa la strada per l'andata e mai ritorna .

Ti ho giurato amore eterno

(Vezzo assordante)

Che pazzo che sono stato!

Gli occhi miei non vedono oltre il mio ego ,

soffocano l'illuso ,il fuoco che affina venia

la mente mia nei sereni tuoni si offusca .

Ti ho giurato amore eterno

convinto te lo dissi una mattina di primavera ,

davanti ad una chiesa al chiaro della luna dubitai

ubriaco d'amore ,senza aver bevuto vino .

Ero sobrio e ti fissavo come un lupo

nei sconosciuti pianti imbronciavo i respiri,

ove in essi c'è l'integra anima dei puri

dove l'assurdo da te mi porta via .

Ti ho giurato amore eterno

che folle sono stato!

Dirti che non ti lascerò mai ...

lungo le rive del mare sabbioso .

Ti proteggerò nei momenti miei

e ogni giorno diverrà domani .

Mai ti lascerò cascasse la confusa sorte

e tra le stelle leverò il velo nero .

Tu la vezzosa allieti il freddo tenebroso

mi scaldi con la sola voglia ...

dal tuo viso luminescenza mi emani,

nel pensiero guida il morso dell'amore .

CANTO SESSANTATREESIMO.

Si‭ ‬,‭ ‬questa poesia nacque dall'amore‭ ‬,‭ ‬quello che poi durò nel cuore ove fu tra i tesori della mia vita‭ ‬,il ricordo più profondo che io avessi mai avuto‭ ‬.

SANGUE‭  ‬SPARSO‭ ‬.POESIA‭ ‬.

POEMA DELLA VITA DELL'AMORE‭ ‬.


Quando l'anima si assona alla tenerezza‭ 

la sua nota diventa musica‭ ‬...

è la melodia più bella‭ ‬,alone lucente del cuore‭ ‬,

ti ho persa‭ ‬,‭ ‬ti ho cercata‭ ‬,sei respiro e mi giri in testa‭ ‬.

Ho sparso il mio sangue in un seme‭ 

da esso ne è nato un fiore‭ ‬...

è il mio tesoro nascosto che non avrò mai‭ ‬,

il mio sangue ove mi inchino e chiedo perdono‭ ‬.

Tu vita sei l'ombra nella mia stanza‭ 

la figura che prende vita dai ricordi‭ ‬...

porgi a me i tuoi anni più belli‭ ‬,

quelli della mia resa ove oscilla la tua corolla‭ ‬.

Oh signore‭ ‬,‭ ‬Dio della provvidenza

aiutami‭ ‬,‭ ‬ho peccato‭ ‬,ho amato l'amore‭ ‬...

quello tenero ove la mia pietà si adagia‭ ‬,

si muta in devozione‭ ‬,il più alto dei sentimenti‭ ‬.

Quello che quando arriva non bussa‭ 

fa strani giri di parole e lusinga il cuore‭ ‬...

luminosamente luce il mio sangue‭ 

irta lieviti di terra dalla rupe nasce l'abbondanza‭ ‬.

Oh sangue mio dove sei‭ ‬...

nessun vento porta a me la tua voce‭ ‬,

tutto si sgretola nei mari gelidi‭ 

su epigrafi immote frusciano i mattini‭ ‬.

Dovrò ancora patire indicami tu il rimedio‭ 

dammi speranza‭ ‬,‭ ‬la medicina del mio male‭ ‬,

a chi come me è tra gli infelici‭ ‬...

in un tempo gaio per darti la mia benedizione‭ ‬.

CANTO  SESSANTAQUATTRESIMO .

Canto d’amore.

Madrigale‭ ‬. Alla mia amata.

‭ 

E ti porto qui in questo tempio dei santi

a benedire anime innocenti,

a viaggiare con me felice per il mondo

a darti gloria tra i grandi e coronare l’unica madonna‭ ‬.

L’amore mio per te è immenso

è il dunque che sempre attende,

ch’io sento e amor sincero vanto

in solitudine mi smarrisco per i deserti campi‭ ‬.

‭ ‬Ho avuto te e di amore colgo

apro le mie galere in cui per anni sono rimasto chiuso,

ti spalanco le mie porte scure ed è virile il mio istinto

raccolgo il seme e ogni mio bene è profondo‭ …

Ed è il credo la preghiera d’un incanto

di quei giorni ti presi e fosti mia,

mai avrei creduto che ti avessi avuta

quando le mie delusioni si erano assopite‭ ‬.

Questo tempo mio per noi è magico fallo‭ !

fatto di alchimie sferiche e cieli vagabondi,

da un filo di voce l'anima mia ti sorregge‭ 

io straniero arrivo sempre il secondo‭ ‬.

E non ci sono colpe per nessuno e ne rimorsi

l’amore mio per te è sincero‭ ‬,

sono solo un debosciato e me ne vanto

al più credulo pensiero io ci credo‭ ‬.

Mi appari in questo mondo folle

e con poche parole l’intesa si avvera,

infrango come onde il mio volere

non voglio più essere capito se non è amore vero‭ ‬.

No‭! ‬Non potrai capirmi se non mi fai ganzo‭ 

tu corri e pigli tutto ciò che vuoi e ti trascuri,

non ti accorgi quello che ora hai nel tuo mondo

nel mio tormento solo tu mi sai quietare‭ ‬.

Vuoi abbracciare l'immenso‭ 

e tutto sa di vero e di profondo,

punisci il tuo buon cuore‭ ‬,lo espandi‭ 

ti accorgi che ora in te esisto anch’io‭ ‬.

Detto prudenze e non so perché le scrivo

a questa pretesa voglio rinunciare,

forse un giorno capirai da sola...

che ogni mia attenzione per te è solo amore‭ ‬.

Canto d’amore‭ ‬,canto l'amore‭ !

canto per te femmina le mie poesie,

è una forza stanca dove si resta soli...

come polvere si smarriscono in volo‭ …

Ma se non ci fossi tu anche il gabbiano muore

tu che vuoi volare muovi l’arida dalla terra‭ ‬,

la stessa ch’io coltivo con fiori e gigli‭ 

per arare il niente non riesco più a parlare,

parole che non vengono ascoltate

resto sempre teso con la mente in sospeso‭ ‬.

Canto per te oh musa una canzone senza suoni

che non avrà mai un titolo e accordi,

resto muto e ascolto il mare

forse il silenzio ci potrà sentire‭ ‬.

Alla mia spiritualità io ci tengo

l’ermetismo chiuso in molti cuori mi fa barriera‭ ‬,

prevalgono altre scopi e l’irrequietudine fango‭ 

mi offro sterile e non mi voglio esternare‭ ‬.

Mi‭  ‬scoppia la contraddizione del volere‭;

Il mistero !Volere o non volere‭ ‬,non voglio o vorrei

ho il tuo amore :è quel che sento

ove le risposte vengono dal nostro cuore

se si ha il coraggio di ascoltare‭ ‬.

CANTO SESSANTACINQUESIMO


QUI RICORDO I RICORDI FANCIULLO OVE LA FAME SI FACEVA SENTIRE‭ ‬,‭ ‬ERANO GLI ANNI DEL DOPO GUERRA‭ ‬,‭ ‬LA GUERRA DEL‭ ‬1945‭ ‬,‭ ‬LA PIU‭' ‬FEROCE,‭ ‬CHE COINVOLSE TUTTO IL MONDO‭ ‬,‭ ‬LA NOSTRA AMATA TERRA‭ ‬,‭ 

Ho visto la miseria‭ ‬.

Poemetto‭ ‬.

Quando la miseria diventa vigliaccheria‭ 

l’anima dei puri si incatena‭  …

Si inginocchia e prega‭ 

per aver subito le ingiurie dallo schifo‭ ‬.

Ho visto le lacrime diventare pietra‭ !

Le gocce d’acqua scivolare sulla neve‭ ‬,

sulla terra arida l’ignominia‭  ‬dilagare‭ ;

una disumanità‭  ‬del solo tornaconto‭ ‬.

Oh cielo dei beati stolti‭ !

Guarisci me da questa piaga‭ 

io sono fragile nel regno dei morti‭ 

fa che nel regno dei vivi sono il più forte‭ ;

nelle‭  ‬notti frivole‭ 

che io abbia il cuore da buffone‭ ‬.

Tu donna che l’amore elogi‭ 

fammi re e sarai regina‭!

Per esseri che non han capito il senso,

tu resta fresca‭ ‬,finché sei bella‭ ‬,‭ ‬finché lo puoi‭ ‬.‭ 

Ho visto la miseria su tanti volti‭ !

Abortire la poca fede in un bicchiere

in esso sputare sangue amaro‭  …

dare in pasto il peccato veniale‭ 

al misero che mendica l'amore‭ ‬.

Ricordo la fanciullezza spensierata e gaia‭ 

la indossai con orgoglio al tempo dei puri‭ ‬,

ero‭  ‬pieno di gloria e vita‭ 

ero un giovane pieno di fiducia‭ ‬.

Tutto si è perso nel nulla‭ !

Tutto gira‭  ‬in apparenza‭ ‬,invidia e rabbia‭ …

mai nessuno ne capirà il volgo‭ ‬,

di ciò che siamo‭ ‬,‭ ‬lo rinneghiamo‭ ‬.

Ho visto il vile diventare onesto‭ 

il ladro‭  ‬diventare giustiziere‭ ‬,

l’amante,‭ ‬confessarsi al confessionale‭ 

con disinvoltura‭ ‬,‭ ‬farsi il segno della croce‭ ‬.

Oh‭ ‬,tu pietà d’ogni gesto e credo‭ 

tu sole che nelle ombre vivi‭ ‬,‭ 

dai luce perpetua al focolare‭ ;

all’amara realtà che si finge vera‭ ‬.

Ho visto volare i miei anni‭ !

Come in un film di sole in due ore‭ 

passarmi davanti la fretta dei mie giorni‭ ‬:

senza accorgermi dell’artefatto immondo‭ ‬.

CANTO SESSANTASEESIMO‭ ‬.

SEMPRE NELL'ULTIMA GUERRA MONDIALE‭ ‬,‭ ‬VENNERO UCCISI MILIONI DI EBREI‭ ‬,‭ ‬L'OLOCAUSTO PIU‭' ‬VILE‭  ‬CHE L'UOMO HA FATTO‭ ‬,‭ ‬HA RESO LA DISTRUZIONE DI MASSA‭  ‬PER‭  ‬CREARE UN IMPERO‭ ‬,‭ ‬DIMOSTRANDO L'EGOISMO VITALE DELL'UOMO‭ ‬.

L’ANGELO DELLA MORTE‭ ‬.

Urla l’anima mia davanti a tanta disperazione‭ 

davanti ai carnefici della vita‭ ‬,‭ ‬gli eredi immondi‭ ‬,

da contorte progenie i mali più effimeri‭ 

il disumano gesto di una falsa vittoria‭ ‬.

Pietà Signore‭ !

Abbi pietà di questa miseria‭ ‬...

siamo gente arrogante e ostica‭ ‬,

generosa e umile per la becera convenienza‭ ‬.

Non basta spogliarsi di ogni falsa dignità‭ 

di umiliarsi e reprimersi‭ ‬...

ricordare la memoria dei folli usciti dagli schemi‭ ‬,

dal falso idealismo le loro sentenze‭ ‬.

Verrà l’angelo della morte‭ 

verrà a salvare la debolezza‭ ‬,

come ha fatto il Cristo‭ ‬:

a punire‭ ‬,‭ ‬la lurida vergogna‭ ‬.

Sono troppi agnelli i figli degli Angeli morti‭ !

Oh Signore‭ ‬,‭ ‬Dio dove sei‭ ?

Troppi gli olocausti‭ ‬,

gli inferni da patire su i roghi della vita‭ ‬.

Voi‭ ‬,‭ ‬miscela di veleno e miscredenza‭ 

perirete‭  ‬nel ricordo dell’amore‭  ‬,

ogni anno sarete messi in croce‭ 

sul patibolo del cielo giudicati‭ ‬.

Vi resterà il marchio dell’odio sulla fronte‭ ‬,

solo dai bambini che avete uccisi sarete perdonati‭ ‬.

CANTO SESSANTASETTESIMO .

ARRIVO' L'ANGELO BIANCO , QUELLO CHE POTREGGE L'INNOCENZA , QUELLO CHE NEI SECOLI SALVO' L'AMORE .

Angeli bianchi .


Fu un groviglio di pensieri la vita mia

Fu tenera l’infanzia ,amaro il confronto .

Andò come tutto il resto in quel tempo

Ove , Angeli bianchi mi coprirono le spalle .

Ci furono attimi di giubilo in cui sollevai il cielo

Pregai la madonna ,per essa lodai il paradiso ,

La bontà fu il mio pane e rovistai tra i fiori

Ritrovai l’arcobaleno nel sole

E a piedi nudi , raccolsi lo stelo dalla terra .

Furono gli Angeli bianchi a dirmi che tu non c’eri

In quel diluvio che spezzò il mio cuore

In quella strada si tracciò il mio destino ,

Squarciò il sanguinoso dardo di quell’inatteso amore .

Ad oggi ,prego ancora la santa donna

E odo doloroso il suo lamento ,

Le gioie dell’amore sono gli alchemici misteri

Vanno ad assopirsi ,tra le stelle del mattino .


Giovanni Maffeo Poetanarratore .

CANTO SESSANTOTTESIMO .


LA principale fede è l'amore : verso Dio nostro signore , verso noi stessi, verso gli altri esseri ,di cui la donna ,la genitrice dell'amore ,creata da Dio per dare vita e continuità per le generazioni umane . Qui in queste ultime ne esalto la gloria ,non solo spirituale , ma concreta di un concetto realistico e morale ove gli stessi significati danno voce alla realtà della vita .




IL PANE DEGLI ANGELI .


Tra i trascorsi tesori nascosti offro !

Mi affamo con il pane degli angeli ,

di virtù mi vanto su carta scrivo il tempo dei tramonti ;

la realtà è la vita mia resta ultima  , a molti fa paura.

Sfido l'ignoto perché ho l'età matura 

sono valori che dissacrano i voleri ...

dissonano le sordi voci .

E' il pane degli angeli  cibo della mia mente 

mi nutro di esso , della volontà del signore ,

dei suoi saggi , le epigrafi dell'amore ;

si, io sono combattuto perché ho provato il dolore ,

ho goduto l'amore di una donna infame 

l'ho addolcita come una torta al miele ,

ora si da pena per aversi già pentita 

si strucca gli occhi davanti a specchi vuoti .

E' di lacrime finte l'inchiostro nero 

è la sua incertezza l'incerto passo è tortuoso!

Lei lo adagia sulle sue sporche orme ,

col suo volere  ingorda si affama .


Giovanni Maffeo Poetanarratore . 


CANTO SESSANTANOVESIMO .


I giacigli del cielo‭ ‬.


Apro le porte al sole‭ 

per cogliere un germoglio di natura,

il paradiso tuo assoluto

che solo tu femmina puoi concedermi.


Le apro a te fiore del creato

quello che fu per me sogno proibito,

il tenero amore delle represse voglie

alla vita che tutto dà e m’ha rubato.


Tra i giacigli del cielo tu l’unica stella

sei vortice ancestrale‭ 

la mia tempesta‭ ‬,vento mi attira

con la tua luce d’ombra mi cattura.


Tra i pianeti‭ ‬,venere ti somiglia:

brilla di sera al mattino ti abbaglia,

ti scalda l’anima il petto tuo brucia

osar non posso se tu m’accechi.


E sei tra i tesori dell’universo

sei la perla rara ch’è s’alza nell’oblio,

in notti di luna amor riveli:

mentre io taccio‭ ‬,tu‭ ‬,‭ ‬naufraghi nel mio mare.


Tra i giacigli del cielo ho deposto epigrafe di neve‭ 

con su scritto‭ ‬,io ti amo‭ !

Parola inutile che nessuno crede,

Nel limbo rimane‭ ‬,all’attenzione di un amore‭ ‬.


Giovanni Maffeo Poetanarratore‭ ‬.


CANTO SETTANTESIMO .


Il lamento degli innocenti‭ ‬.


È triste il sentiero che porta alla fonte

non c’è più acqua nell'acquasantiera‭ 

per benedire l’innocenza‭ ‬,

a credere che l'essenza vive‭ ‬.

Non c’è più fede o credo‭ 

per chi‭ ‬,‭ ‬per noi generò la vita‭ ‬:

la luce‭ ‬,la pace per un mondo migliore

il respiro dell’amore‭ ‬.

Egli generò gli impavidi sogni‭ !

I colori accesi degli impareggiabili arcobaleni,

e divenne oblio il senso‭ ‬:

ogni traguardo ha il suo fine‭ ‬,

ogni cattiveria dà sfogo al povero illuso

ogni meta ha‭  ‬il suo destino‭ ‬.

Sia gloria nell’alto dei cieli‭ 

e pace in terra alla buona fede‭ ;

sia la parola e recita preghiere‭  

come albe si affacceranno al sole‭  ‬.

Ho augurato male a colei che mi ha dato amore‭ 

coll’odio l’ho assopito

quand’io‭ ‬,l’amo ancora‭ ‬.

Gli ho costruito un castello di sola fantasia‭ 

il più sfarzoso‭!

Sul trono dell’amore‭  ‬l’ho incoronata‭ ‬.

Dopo tempo di lei si racconta‭ ‬:

che lasciò il suo seme sulla terra‭ 

da esso ne nacque un fiore‭ 

è visibile‭ ‬,‭ ‬a chi lo sa guardare‭ ‬.


Giovanni Maffeo Poetanarratore‭ ‬.


CANTO SETTANTUNESIMO .


-‭ ‬Il peccatore‭ ‬-


La radice del male divora il cuore dell’umano‭!

In esso la lussuria la falsa testimonianza alloggia,

‬tradisce la fede nel regno del divino‭ ;

infanga la dignità di chi vuole solo amare.

Sono i malvagi che aprono le porte all’inferno‭ 

al ‭  ‬peccatore che alza lo sguardo al lussurioso parto,

a peccatrici virtuose che dell’adulterio ne fanno inno‭;

mortificano la carne ed ignorano la vergogna‭ ‬.

Ed io ciarlatano per amore

invoco compassione all’onnipotente‭;

mi rendo casto ed impotente‭ 

dietro ad idolatri mi rifugio‭;

di ‭  ‬passione mi vesto di piaceri mi soddisfo.

Sono l’eretico miscredente che al nulla crede

e come un ingordo assaporo il meglio della vita‭!

Il miserabile che implora la fatale dolcezza

il depravato che apre al male il dispiacere.

Apro a me il perduto tempo‭ 

l'afflizione della superba vita,

vorrei ritrovarmi ancora nella retta strada‭ ;

dove la misericordia di Dio tutto scusa‭ ‬.

No‭! ‬Non c'è pietà per un solo oratore che tanto prega,

dalla purezza al vizio il verme striscia sazio‭ ;

con le sue stesse mani si fa la fossa.

Io sono quel che sono‭!

Un peccatore di questo mondo‭ ‬,

prendo quello che‭ “‬io‭” ‬vivo il meglio godo‭;

mi cibo di peccato e di pellagra crepo‭ …

in bocca ad una lupa

bestemmio l’odio ch‘ho bandito.

Giovanni Maffeo Poetanarratore.


CANTO SETTADUESIMO .

Poesia spirituale .

Questa poesia nasce dai molteplici epiloghi da eventi e episodi contraddittori ,dalla malvagità che alcuni esseri adottano ,come sola ragione di vita .


Requiem‭ ‬.


Nella imperitura vita‭ ‬,la mia anima si snuda‭ 

in ogni virtuoso senso si manifesta la magnifica gloria‭ ‬,

ed è tanto più forte che si strugge sul mio corpo‭ 

ai primi palpiti d'amore per te femmina‭ ‬.

Di te gli idilli loquaci‭ ‬,i miei baci

di te l'amore sublime‭ ‬,la veemenza‭ 

passione intoccabile la spiritualità mia evoco‭ 

la giusta via per amarti ancora‭ ‬.

Sono io il nulla‭ !

L'Identità‭  ‬vivente su questa terra‭ 

appartengo al mondo dei rigidi torci‭ 

a te Dio onnipotente‭ …

Alla morte che mi darà vita‭ ;

al corpo tuo che mi farà risorgere‭ ‬.

Vivimi Vita‭ !‬Sia‭  ‬gloria eterna‭ ‬,

sia redenzione per la pace‭ ‬,la volontà divina‭ ;

sia frutto benedetto per la mia fame‭ ‬.

Ed io che pascolo sui prati del tuo cuore‭ 

ascolta il mio giubilo‭ … 

le mie parole non hanno eco‭ ‬,

sia di conforto la vostra voce‭ ‬.

E si innalza l'inno‭ !‬L'eterno riposo è tra noi‭ 

sia luce‭ ‬,‭ ‬il giusto sarà sempre ricordato‭ 

e nella grazia divina godano sempre i beati‭ ‬.

Ma io che sono misero non ho nulla da dare‭ 

al trono tuo mi piego prego il salmo dei vivi‭ 

tu Eterno mi hai salvato morendo sulla croce l'eterno riposo‭ ‬.

E nella Santa chiesa‭  ‬ove si da lode al nome tuo‭ 

il rito solenne dell'ultimo viaggio‭ ‬,

ti lascio il mio dovuto‭ ‬,il mio saluto‭ ‬,la mia lode‭ ‬.


Giovanni Maffeo Poetanarratore‭  ‬.


Qui trovo la fede , L'AMORE , E LA MIA SCALATA , SI MOSTRA ETEREA ,trovo il mio signore , il suo aiuto ove io attingo alle sue manifestazioni calcando le differenze tra il bene e il male .Come detto, la spiritualità , da non confondere con le religioni , è il tesoro dei viventi , questo sentimento si manifesta interiormente ed dunque è un personale sentimento ove lo stesso prega il dio ,l’amore per se per chi si ama .A mio avviso è l’essenza unica visto che le parabole e la bibbia racconta che il Dio degli uomini vive e regna dentro noi .

BENE , VOGLIO CHIUDERE CON QUESTO MADRIGALE  OVE PER DIMOSTRANZA METTO IN EVIDENZA IL TEMA AMORE .

Canto d’amore.

Madrigale‭ ‬.

Alla mia amata.

‭ 

E ti porto qui in questo tempio dei santi

a benedire anime innocenti,

a viaggiare con me felice per il mondo

a darti gloria tra i grandi e coronare l’unica madonna‭ ‬.

L’amore mio per te è immenso

è il dunque che sempre attende,

ch’io sento e amor sincero vanto

in solitudine mi smarrisco per i deserti campi‭ ‬.

‭ ‬Ho avuto te e di amore colgo

apro le mie galere in cui per anni sono rimasto chiuso,

ti spalanco le mie porte scure ed è virile il mio istinto

raccolgo il seme e ogni mio bene è profondo‭ …

Ed è il credo la preghiera d’un incanto

di quei giorni ti presi e fosti mia,

mai avrei creduto che ti avessi avuta

quando le mie delusioni si erano assopite‭ ‬.

Questo tempo mio per noi è magico fallo‭ !

fatto di alchimie sferiche e cieli vagabondi,

da un filo di voce l'anima mia ti sorregge‭ 

io straniero arrivo sempre il secondo‭ ‬.

E non ci sono colpe per nessuno e ne rimorsi

l’amore mio per te è sincero‭ ‬,

sono solo un debosciato e me ne vanto

al più credulo pensiero io ci credo‭ ‬.

Mi appari in questo mondo folle

e con poche parole l’intesa si avvera,

infrango come onde il mio volere

non voglio più essere capito se non è amore vero‭ ‬.

No‭! ‬Non potrai capirmi se non mi fai ganzo‭ 

tu corri e pigli tutto ciò che vuoi e ti trascuri,

non ti accorgi quello che ora hai nel tuo mondo

nel mio tormento solo tu mi sai quietare‭ ‬.

Vuoi abbracciare l'immenso‭ 

e tutto sa di vero e di profondo,

punisci il tuo buon cuore‭ ‬,lo espandi‭ 

ti accorgi che ora in te esisto anch’io‭ ‬.

Detto prudenze e non so perché le scrivo

a questa pretesa voglio rinunciare,

forse un giorno capirai da sola...

che ogni mia attenzione per te è solo amore‭ ‬.

Canto d’amore‭ ‬,canto l'amore‭ !

canto per te femmina le mie poesie,

è una forza stanca dove si resta soli...

come polvere si smarriscono in volo‭ …

Ma se non ci fossi tu anche il gabbiano muore

tu che vuoi volare muovi l’arida dalla terra‭ ‬,

la stessa ch’io coltivo con fiori e gigli‭ 

per arare il niente non riesco più a parlare,

parole che non vengono ascoltate

resto sempre teso con la mente in sospeso‭ ‬.

Canto per te oh musa una canzone senza suoni

che non avrà mai un titolo e accordi,

resto muto e ascolto il mare

forse il silenzio ci potrà sentire‭ ‬.

Alla mia spiritualità io ci tengo

l’ermetismo chiuso in molti cuori mi fa barriera‭ ‬,

prevalgono altre scopi e l’irrequietudine fango‭ 

mi offro sterile e non mi voglio esternare‭ ‬.

Mi‭  ‬scoppia la contraddizione del volere‭;

Il mistero!Volere o non volere‭ ‬,non voglio o vorrei

ho il tuo amore:è quel che sento

ove le risposte vengono dal nostro cuore

se si ha il coraggio di ascoltare‭ ‬.

‭ 

Giovanni Maffeo Poetanarratore‭ ‬.


Non mi resta che chiudere questa mia poetica narrante ove sicuramente ci saranno altre mie liriche che applaudirete e che nell’olimpo Dantesco io possa col mio umile cuore sfiorare le ali del pensiero ove appunto il grande ,l’unico e sublime ha reso e renderà nei secoli nel mondo suo lustro il suo insegnamento .

E’ IL LAMENTO UMANO CHE MAI AVRA’ FINE .

Lamento‭ ‬.
‭(‬Poesia di ribellione‭  ‬sociale‭ )

E ho impiccato il mio lamento‭ 
uno sfogo inutile ove nessuno ti ascolta‭ ‬...
un lagno di pianto misero e patetico‭ ‬,
ove anche le lacrime si vergogna di esistere‭ ‬.
Viviamo in un tempo arrogante‭ !
Su di un palcoscenico senza platea‭ ‬,
gente insoddisfatta scrive tra le righe‭ ;
la sua lettura è amara come il fiele‭ ‬.
Io sono tra questi esseri insoddisfatti‭ !
Sono il primo a lamentarmi dell'abbondanza‭ …
a far casino nella mia mente inquieta‭ ;
a dire in poesia l’afasia della noia‭ ‬.

E tutto fu lamento‭ !
Dal viso asciugai tante lacrime‭ ‬...
dai tuoi caldi occhi scrosciarono corolle‭;
tale fu la gioia che cedetti al mio ego‭ ‬.
Ma presto la mia penna perderà l’inchiostro
con essa combatto la battaglia dei delusi‭ ‬...
le vene del mio sangue s’asciugano si contorcono‭ ‬,
si prosciugano al freddo dell’inverno,
nell’arido tramonto il mio corpo sarà cemento.
E non ci sarà più posto per i miei versi‭ !
Per aver smarrito quel segno tanto atteso‭ ‬,
non ci sarà più il grido beffardo‭ ‬,il mal vestito‭;
io che fino all’ultimo ti ho chiamato‭ ‬,amore.
Ipocrita che sono‭ ‬,non ho le forze per lottare‭ !
Di combattere contro fantasmi senza cuore,
contro inerzie in equilibrio volo‭;
vario gli stati d‘animo come un demente frano.

Lamento,‭ ‬è l’avarizia degli umani‭ !
Il non credere al peccato veniale‭ …
le lotte dei poteri e il ghigno sul male altrui‭ ;
l’agguato in ogni luogo di infami sconosciuti
che infondono la morte e infangano la vita‭ ‬.
Lamento,‭ ‬la miseria della solitudine fa piccola l’anima‭ 
dell’ipocrisia che l’indegna maschera indaga,
camuffa la bugia come se tutto fosse sano‭ ‬...
l’ambigua gratificazione è l’ultima spiaggia dei falliti
si elemosina solo briciole di insoddisfazione‭ ‬.
Sono nel silenzio degli innocenti e sono libero‭ !
Nel buio lontano dai deserti dei dannati,
di ogni vincolo ch’io possa lamentare‭;
voglio dipingere la mia anima di nero.

Muoiono gli eroi i combattenti degli ideali‭ 
nelle leggente dei tempi sempre più s'imprimono‭ ‬,
si differenzia l'immane in trame lascive‭ ‬...
dal sangue sepolto i fieri dell'antico nome‭ ‬.
Si mercifica la carne dal vile sgomento‭ ‬,
si conquista coll'assurdo nel bordello lucra e trama‭ ‬,
uccide a chi si veste di miseria‭ ‬.
E‭' ‬con l'arma sul petto l'eroe‭ ‬,il milite scelto‭ 
è valoroso è forte‭ ‬,la sua innocenza uccide‭ ;
eterea s'innalza la gloria il lamento gli concede la tregua‭ ‬,
nella giustizia sociale porta addosso la croce‭ ‬.
Dei tanti dannati il creato ne soffre‭ 
la vita li immortala nei santi sepolcri‭ ‬,
forse invano son morti per aver dato il libero arbitrio‭ ‬...
di essere stati i veri guerrieri‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore.

DOPO TEMPO RITORNO AL CANTO AD UBRIACARMI DI PAROLE E DI FOLLE POESIA PER NARRARE CONTINUARE AD ESSERE PRESENTE SULLA SCENA DEL MONDO‭ ‬.

Mi ubriaco di follia‭ ‬.

Ho combattuto lotte inutili‭ 
tra i rami secchi della vita l'ho velate
le inutili facce‭  ‬bronzee erano perse‭ …
facce di corvo con volti da vampiro‭ ‬,
con denti aguzzi e veleni di serpente‭ ‬.

Ubriaco di follia esigo il sogno vero‭ !
Sbavo l'insonnia e sputo la mia sentenza‭ ‬:
tu che scagli pietre presto verrà la tua sorte‭ ‬,
minacci l'ingiuria e stirpi i buoni dei celesti‭ 
ammali le parole col lo scettro del potere‭ ‬.

Mi rivelo si‭ ‬,‭ ‬alle acute sofferenze‭ 
stanotte alla sibillina e cristallina luce‭ ‬,
tra le fauci di una folgore la psiche di un bacio‭ ‬,
nero mi farò ad ululare requie sulla tomba di un lupo‭ ‬.

Mi ubriaco di follia‭ ‬,io l'animale‭ !
Il poeta senza cuore smarrisce la parola‭ …
lo spezzato approdo che si lega al grido‭ ;
ai nati sotto la buona stella del perdono‭ ‬.

Alle vergini immacolate le pie donne‭ 
a te‭ ‬,‭ ‬rovescio di medaglia‭  ‬l'altra sorte abbagli‭ ‬,
a te‭ ‬,‭ ‬che organzi‭ ‬,‭ ‬orgasmi sulla terra‭ …
fuggi da bordelli per darti all'innocenza‭ ‬,
al primo che ti capita sveni il tuo rancore‭ ‬.

Mi ubriaco di follia‭ ‬,statemi lontani‭ !
Io il male‭ ‬,‭ ‬non vi perdono‭ ‬...
io la Mantide religiosa incarno specie‭ 
distruggo il coito alla vita‭ …
seme che fu espresso in paradiso a gli occhi del signore‭ ‬.

Fuggi da me lepre‭ ‬,da un ubriaco folle‭ 
folle d'amore‭ ‬,pazzo per volersi ancora innamorare,‭ 
visionario senza gloria veli abbaglia...
venite a me‭ ‬,‭ ‬a me pietose‭ ‬,chi mi vede‭ ;
a rendere reale la nostra specie sia vanto e gloria‭ ‬.

Giovanni Maffeo Poetanarratore‭ ‬.

UN SORRISO ALLA BELLA POESIA , COL MIO CANTO .

IL CANTO DEL SOLE‭  .

Nello scrigno sei tu il gioiello
sulla tua pelle la tua perla brilla,
sgrana palpiti canori ...
tra i raggi stendi i larghi veli.

È il canto del sole‭ !
E tu in qualche angolo del mondo esisti‭ ‬:
con le vesti bizzarre ti camuffi‭ ‬,
sulla sabbia vicina ad albe chiare.

Sei nel bulbo d’ogni fiore‭!
Nel dubbio di una scena stimoli voglie,
lì,‭ ‬il gioioso giorno libra,
s'alza in volo come la colomba in primavera‭ ‬.

È nel prezioso canto il tuo aroma
il suono del mio vento...
è sulle tue labbra l’aria che respiro
la lussuosa donna piena di bellezza ami‭ ‬.

È nell’assurdo che spando la mia vita‭;
io rude‭ ‬,voglio la dolce fata‭!
Voglio il sol che ride,
la tempesta nei miei risvegli.

‭Ma tu ‬Homo,‭ ‬pietra perenne della terra sparviero del cielo‭ 
sotto l'antica quercia ascolti‭  ‬...
mente‭ ‬,‭ ‬anima‭ ‬,‭ ‬spirito gli elementi superiori‭ ‬,
le facce ambigue del bene‭ ‬,‭ ‬del male‭ ‬.

Uomo‭ ‬,animale sociale‭ !
Sentimento perenne di poesia‭ ‬,
freccia rovente che colpisce il cuore‭ ‬...
nascosto da lacrime ignori l'amore‭ ‬.

Ma‭ ‬,‭ ‬poi‭ ‬,‭ ‬poi nasce il sole e tutto ti sorride‭ 
anche la natura che è in te si apre al beneficio,
sei l'unico animale che ha bisogno di un padrone‭ 
per vivere‭ ‬,per narrare‭ ‬,per amare‭ ‬.

Così‭ ‬,nella speranza preghi e piangi‭ 
nei beni maggiori ti lasci andare‭ 
ti lasci sfuggire la bellezza dell'anima‭ ‬,
la bellezza che ognuno sogna e ha tra le mani‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.

Si‭  ‬credo che questa sia l'ultima‭ !  
I sensi‭ ‬sono‭ ‬le emozioni dei folli‭ ‬,‭ ‬nell'essere umano albergano‭ ‬,
fanno e disfano,‭ ‬accendono e spengono fuochi‭ ‬,
alla fine resta una delusione‭ ‬,‭ ‬chiamata anche spreco dei sensi‭ ‬.

La sinfonia dei sensi.

Sono tamburi che battono nel cuore
dove il sublime si accende come un faro,
annuncia il sereno e tempesta
tra i sospiri traditi dagli amati lieviti‭ ‬.

È la sinfonia dei sensi che emerge dall’anima‭!
Si fonde in un’unica certezza ,in versi si plaude‭ …
tra i righi silenziosi trama romanze‭ ‬,
versi senza tempo‭ ‬,di poesie innamorate‭ ‬.

Tu esplodi senza orizzonti oh fata‭!
Emani fragori e dardi implumi‭ ‬...
in brevi strofe racconti gli anni tuoi‭ ;
m’incagli nel vulcano delle tue fantasie‭ ‬.

Sei piena di vita coccolami con aliti cocenti frustrami‭ 
entra in me pietosa a scucire oasi‭ 
entri in un sogno parso vero‭;
tra il sfruscio confuso di un’estate‭ ‬.

Mi infondi la tua bellezza‭ !
Mi fai udire la sonora melodia‭  ‬,
col tuo profumo il desiderio sazi di gusti e sapori‭ ; 
col bacio tocco‭  ‬il tuo magico sublime‭ ‬.

Vibri tra le mie note e infreddolita te ne vai‭ 
offri‭  ‬piaceri al cielo tenebroso,
col tuo fascino glaciale
d’artificio sono i tuoi fuochi‭ ‬.

È la sinfonia dei sensi che suona melodie
batte nel cuore ove il sublime s’accende come un faro‭;
si posa su giardini in fiore e sospiranti intrighi,
su gemme‭  ‬di rose antiche e fragori di mimose‭ ‬.

E annunciano sereno e tempesta agli amanti penitenti
nascosti tra le sponde pugnalano le menti:
son solo presenti tra i piaceri della carne...
ne fanno abuso fino ad esserne ingordi‭ ‬.

È la‭  ‬sinfonia che scende nell’anima‭!
Si unifica in un’unica certezza,
in versi si confonde tra righi silenziosi‭;
dove le brevi strofe raccontano il sospeso.

Ed è come in una grande orchestra‭ ‬:
arpe violini sassofoni e tamburi,
entri in me e suoni la fanfara in un sogno mio perduto‭;
ove ogni epilogo ha il suo purgatorio.

Mi suoni la sinfonia dei sensi‭ ‬,‭ ‬la mia gloria‭!
E mi dai vagheggio mi dai oro e diamanti‭ ‬,
in una vita tutta da rifare appari eterea‭ ‬.

Ascolto il tuo ego e si fa sentire
in una mente folle rovista di cianfrusaglie,
mi rivolgo a te candida fanciulla:
placati con i miei baci io mercenario ubbidirò ai tuoi voleri‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭  ‬-‭ ‬Poetanarratore.

CREDEVO DI AVERE CONCLUSO QUESTA ODISSEA DI POESIE‭ ‬,MA A ME SI PRESENTA LA MORTE E MI PARLA DELLA MISERIA UMANA‭ ‬,‭ ‬DELL’EGOISMO DEI MISTERI DELLA FEDE‭ ‬,‭ ‬DELLA ESPERIENZA PER DIVENTARE UOMO‭ ‬.TUTTO CIO‭’ ‬è DESCRITTO IN QUESTA MIA ULTIMA...SPERO POESIA DAL TITOLO‭ 

L’EGOISMO DEI POVERI‭ ‬.

L'EGOISMO DEI POVERI‭ ‬.

Tanta è la miseria dei poveri che nella vita gli prevale il nulla‭ !
Osa l'ingordigia‭ ‬,nella sua attesa‭  ‬la morte sposa‭ ‬...
ma‭ ‬,‭ ‬lui è vorace‭ ‬,è l'essere arrogante‭ ‬,il re dei vizi‭ ‬,
l'assurdo brama‭ ‬,‭ ‬i piaceri affama‭ ‬.

La sua coscienza è subdola‭ ‬,è macchiata di‭ ‬inchiostro nero‭ 
spalma la sua sofferenza come se fosse burro‭ ‬...
si allontana dalla paura mostrandosi eroe‭ ‬,
il salvatore senza macchia che invecchia senza gloria‭ ‬.

E‭' ‬complice‭ ‬,è carnefice‭ ‬,racconta la menzogna‭ ‬...
di vanità si veste‭ ‬,si smarrisce nei vanti‭ ;
nella sua mente‭  ‬è tanta l'esuberanza‭ ‬...
si siede davanti al sole e sfida le bucoliche apparenze‭ ‬.

Ma io,‭ ‬sono l'uomo e sono nato povero‭ !
Come posso rimediare a questa croce‭ ‬,
alla miserabile miseria che supera la collera del pianto‭ ;
datemi un volto‭ !‬Ridatemi il sentimento‭ ‬.

Datemi la vita vera‭ ‬,le emozioni per cantare‭ ‬...
ove posso erigermi Poeta del sacro fuoco‭ ‬:
viaggiare negli ideali della buona novella‭ ‬,
tra le speranze dei perduti sogni‭ ‬.

Ridatemi la felicità perduta‭ ‬,di colui che creò la terra‭ 
scrisse sulla pietra i suoi comandamenti‭ ‬...
scrisse e disse‭ ‬:pace in terra e non la guerra‭;
chi semina raccoglie perdono‭ ‬.

Datemi gli occhi di una amata‭ 
ove io suo servo‭ ‬,posso vederla nell'infinito‭ ‬,
la forza di estirpare dalle radici le false ambizioni‭ ;
redimermi poi ove svanisce il male‭ ‬.

E ancora‭ ‬,urlare al tempo‭ ‬,ascoltare il suono dei liuti‭ 
sentire il profumo dei fiori è come accarezzare l'amore‭ ‬...
abbracciare il vento che gioca con le foglie in Autunno‭ ;
sibila la mia voce dal mare‭ ‬,lì capirò la mia fine‭ ‬.

Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.

Che dire : in questa era selvaggia e violenta il male trionfa ,il distacco umano è sempre più feroce , come la presunzione dell’essere , come l’invidia e la trasgressione ove la malia impazzisce e volta pagina, ove la discordia si imparenta con l'accidia, la noia con la bile ,ove la fede fa a pugni con l’amore , il sesso trasgressivo è la lotta per sopravvivere .



L'era volgare .


( Il volgo della pietà non ha misura )


E' ribelle questo mio canto

ha ali spezzate e il cuore infranto ...

ha la pietosa anima e non si trattiene ;

nel suo tormento strugge il mio amore .


Ha il sentore amarognolo di vite spezzate …

l'eccessiva esuberanza del presuntuoso stolto ,

il narcisista blasfemo della vana gloria ;

nell'era volgare casa i suoi sogni impuri .


Ma anche la musica fa povera la mia anima !

Nel sentire tanta collera si estranea ...

in questo tempo di miseria e fame di ribrezzi e strazi ,

di indolenza senza pari e pudori adolescenziali .


E' l'era volgare !

Nei pensieri c'è tanta ipocrisia c'è la resa del genere umano …

c'è l'esecrazione infetta di un mondo alla deriva ,

di pudica carne e mielose gesta

di cuori infranti e prezzi da pagare .


Ed io canto il pietoso amore ,lo imploro …

con le sue lacrime bagna il mare ,

annega i rimedi nei fondali della vita

sanguina desideri nelle finte passioni .


L'hai voluta tu questa vita disse il destino !

Dispersa da orgogli soffoca l'amore ,

tu, la figlia del tempo su onde di carta fai la farfalla …

cali la fune ai piedi di un colle .


Tu ,la bizzarra ,l'introversa mi scuoti il capo

nella fredda landa mi offri fiori vanitosi ...

sei delirio ,la bella magia e mi crei uomo ;

in un gioco pericoloso di una volgare era .


Giovanni Maffeo Poetanarratore .


Soli si rimane è un tempo in cui l’età avanza ,porta con se le mille storie i mille ricordi ,le gioie le sofferenze ,i momenti più belli in cui l’uomo ,la donna ha vissuto .Dunque all’orizzonte appare la rassegnazione ,si conclude un ciclo ,altra è la vita , altri i protagonisti :rimane la mia poesia , la mia scala naturale - Giovanni Maffeo - Poetanarratore .



Soli si rimane‭ ‬.

‭( ‬Misticismo‭  )


Dal trascorrere del tempo molte cose cambiano‭ ‬:

il meriggio s’abbuia s'infrange‭ ‬contro nuvole di pioggia‭ 

la seguace amba scia‭  ‬nel crudo affetto nuoce‭;

sorprende l‭’ ‬inopinato giorno‭ ‬ch’è s’arrocca in pensieri lisi.


Tra le braccia di una madre l'anima si inchina

nel momento in cui il suo paradiso invola‭  ‬,

tra gli immensi spazi va‭ ‬a sognare‭ ‬,verso l’infinito‭ ‬vola‭;

e soli si rimane nella pietà dell'autocommiserazione.

‭ 

Nella terra di nessuno soli si rimane‭ !

Ove ogni sorpasso resta il sospeso‭ 

ove le ore del cuore segnano gli oblii‭ ;

la fine‭ ‬,‭ ‬di una grande delusione‭ ‬,‭ ‬ed è preghiera.


Ed io‭ ‬,‭ ‬di dignità mi sazio‭ !

Di gloria mi vizio‭ …

lego briglie al tempo‭ ‬,ad un cavallo

alle cosce fumanti di una donna‭ ‬.


E dai sfoggiati altari ti puoi incorniciare‭ ‬,farti filo rosa‭ 

mostrare a me il tuo lato migliore‭ ‬...

ma poi‭ ‬,‭ ‬nulla cambia‭ ‬,nulla si colora‭;

si resta soli nell’attesa della fine.


Si rimane tra promesse e giuramenti‭ 

su sacrari il fausto giorno e la verde palma‭ ‬,

un interesse‭ ‬che‭ ‬lusinga lussuria‭ ;

opprime l’amore‭  ‬nei consueti ovili.


Soli si rimane‭ ?

Ma io ti amo e ti adoro femmina‭ !

Voglio viverti per non morire‭ ;

per sempre rimarrò per te poesia‭ ‬.


Oh‭  ‬questo melodramma di eterna visioni‭ 

ove si prega‭ ‬,‭ ‬il cristo in croce la madonna‭ ‬,

si rimane traditori e vinti‭ …

figli di un solo Dio‭ ‬.


Soli si rimane‭  ‬tra l’umana prole‭  ‬...

desto il mio sole a te che vivi‭ ‬,

il mio canto si ravviva tra il mare e la neve‭ …

nella tacita casa allargo a te i miei confini.


Giovanni Maffeo‭ ‬.‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.


NO, NON CHIUDO QUESTA PARENTESI DI POESIE -

La scena del pensiero è e rimane grande ove io continuo a cantare l'amore ,la sinfonia dei sensi ,ove gli stessi mi danno energia  -


La sinfonia dei sensi.


Sono tamburi che battono nel cuore

dove il sublime si accende come un faro,

annuncia il sereno e tempesta

tra i sospiri traditi dagli amati lieviti‭ ‬.

È la sinfonia dei sensi che emerge dall’anima‭!

Si fonde in un’unica certezza,in versi si plaude‭ …

tra i righi silenziosi trama romanze‭ ‬,

versi senza tempo‭ ‬,di poesie innamorate‭ ‬.

Tu esplodi senza orizzonti oh fata‭!

Emani fragori e dardi implumi‭ ‬...

in brevi strofe racconti gli anni tuoi‭ ;

m’incagli nel vulcano delle tue fantasie‭ ‬.

Sei piena di vita coccolami con aliti cocenti frustrami‭ 

entra in me pietosa a scucire oasi‭ 

entri in un sogno parso vero‭;

tra il sfruscio confuso di un’estate‭ ‬.

Mi infondi la tua bellezza‭ !

Mi fai udire la sonora melodia‭  ‬,

col tuo profumo il desiderio sazi di gusti e sapori‭ ; 

col bacio tocco‭  ‬il tuo magico sublime‭ ‬.

Vibri tra le mie note e infreddolita te ne vai‭ 

offri‭  ‬piaceri al cielo tenebroso,

col tuo fascino glaciale

d’artificio sono i tuoi fuochi‭ ‬.

È la sinfonia dei sensi che suona melodie

batte nel cuore ove il sublime s’accende come un faro‭;

si posa su giardini in fiore e sospiranti intrighi,

su gemme‭  ‬di rose antiche e fragori di mimose‭ ‬.

E annunciano sereno e tempesta agli amanti penitenti

nascosti tra le sponde pugnalano le menti:

son solo presenti tra i piaceri della carne...

ne fanno abuso fino ad esserne ingordi‭ ‬.

È la‭  ‬sinfonia che scende nell’anima‭!

Si unifica in un’unica certezza,

in versi si confonde tra righi silenziosi‭;

dove le brevi strofe raccontano il sospeso.

Ed è come in una grande orchestra‭ ‬:

arpe violini sassofoni e tamburi,

entri in me e suoni la fanfara in un sogno mio perduto‭;

ove ogni epilogo ha il suo purgatorio.

Mi suoni la sinfonia dei sensi‭ ‬,‭ ‬la mia gloria‭!

E mi dai vagheggio mi dai oro e diamanti‭ ‬,

in una vita tutta da rifare appari eterea‭ ‬.


Ascolto il tuo ego e si fa sentire

in una mente folle rovista di cianfrusaglie,

mi rivolgo a te candida fanciulla:

placati con i miei baci io mercenario ubbidirò ai tuoi voleri‭ ‬.


Giovanni Maffeo‭  ‬-‭ ‬Poetanarratore.



                                 CHIUDO QUESTA MIA SCALA NATURALE CON DUE POEMI .


Ho raccolto le parole .


(Poema della vita dell’amore. )


Si arriva alla fine e tutto appare chiaro !

Tutto s’apprezza nella profondità più buia :

eloquenze che narrano i sublimi eventi

ci rivelano la capacità del fare .


Ci dona la parola persuadendo l’intelletto

le volontà e gli affetti di una conoscenza senza pari :

la sacra religione ,la politica forense ,

la compiacenza e il mal costume;

una forza espressiva del gesto significante .


Ci dà la conoscenza dei fatti ,d’ogni inerzia apparente!

Simboli e vocaboli discutibili anche con i sinonimi ,

in composizioni poetiche l’esplicita lirica ;

la narrazione di una storia che non ha fine .


Per me , per voi raccolgo le parole !

Da semplice cantastorie ne faccio musica ,

con esse apro a voi la mia anima ;

il piacere d’essere il poeta dell'amore.


Ho raccolto l’amore e i suoi significati

ho forgiato il vero io che s'era chiuso nel cortile …

ne ho fatto scudo per gli amati ;

illuso mi copro di una apparente gloria.


Ho raccolto la mia ignoranza e l’ho vestita da galante !

In un abito di vate esprimo i miei egoismi inutili :

a volte indolente e fragile la crudezza empirica;

l’epiteto loquace che si crede eroe .


E come una mummia sul mio corpo scarico i tuoi baci

le passate concupiscenze il cuore mio spezza ,

abortisce esperienze e lacrime di gioie ;

rafforza concetti in una coscienza effimera .


Ho cercato le parole per dire t’amo !

L’emblema simbolico che unisce e strugge ,

l’amore sacro della terrena vita ;

l’intenso amore che il desiderio brama.


L’ho cercate in’ una musa per esprimerle al mondo intero !

Con ispirazioni poetiche e di etica morale,

di un amore libero ,il socratico di equanimità e fermezza ;

di volgere il mio sapere a chi ne vuole sentir parlare .

L’ho vissuto ,lo vivo, come propensione di giustizia

di attaccamento affettivo , gradita a chi mi segue,

a persone o cose ,alla graziosa femmina …

mia e logica risorsa dei miei poemi .


Ho cercato e ottenuto paradisi e inferni !

I diabolici e felici oblii per caricarmi di energia,

elevato poi i sacrali spiriti le fragili misericordie;

della carne unica tentazione che mi fa emozionare.


E ho dormito tra i singulti della vita !

Tra i rimorsi ho addebitato ogni mia redenzione,

ogni squallore l’ho reso puro …

e per ogni delizia sarò il predestinato .


Si ho peccato ,donna dammi tu il coraggio !

E ad ognuno chi non l’ha , scagli la prima pietra …

Agli amorevoli , andranno tra i celesti;

saranno lontani gli ipocriti che non professano l’amore .


Ho cercato le parole tra la gente …

le giustificazioni indebite e pietose,

i loro cuori mi insegnano dottrine;

mi insegnano cos’è il supplizio amaro.


Concetti che danno forza alla mia fede …

diluiscono il mio rancore ,io il martire condannato ;

l’infedele che chiede perdono a Dio.

alla fede di chi crede e ama.


Ho cercato terre incolte per seminare pace!

Ho ricevuto odio e fuochi …

Tedio immacolato disgustato dal fastidio ;

riemergo lottando il respiro dei miei giorni.


E mi perdo in questo glossario tenebroso !

In queste voci oscure affabulo intenzioni ,

antiquato mi ripeto, scomposto nei vari contenuti approdo;

non son nessuno ,son solo un’indigente sordo.


Cerco le parole ,le cerco finché ne avrò vista !

Finché ne avrò fiato canterò l’animo poetico …

Darò fermento al mio trionfo alle beffarde ambizioni;

cerco te fonte d'ogni mia conquista , la vittoria è poesia.


Giovanni Maffeo – Poetanarratore





VISIONI .


POEMA DELLA SOLITUDINE


Nel deserto dei vinti ove c'è la musa bianca :

ho cominciato a capire cosa fosse la bellezza della vita

ho visto un sorriso accendersi di conseguenza al mio,‭

ho visto occhi brillare sotto un mio sguardo e mani tremare al mio tocco.


‭‬Ho capito quanto bella fosse la vita quando ho stretto a me la tua pace ;

a me i valori del volere amare ancora.‭..

nel buio ho trovato la mia strada la mia luce,

l'energia inesauribile per lottare ancora .


Ma siamo Noi i bugiardi‭ ‬,noi gli inquieti‭ ‬,noi superbi‭ ‬,noi gli amanti‭ ‬.

Avevamo sfoggiato il meglio!‭ ‬Ridicoli commedianti ci affamavamo di sola apparenza,‭ ‬

ingordi gozzovigliavamo,‭ ‬come lupi consumavamo il pasto del piacere ;

come falchi ci avvinghiavamo e ci avventavamo sulla nostra stessa preda‭ ‬.


Ed era la stessa voglia a renderci schiavi e credevamo d’essere felici.‭

Ci amavamo e sognavamo.‭ ‬Ci amavamo e piangevamo.‭ ‬Ci amavamo e morivamo;‭

entrambi.‭ ‬Come il primo giorno.‭ ‬Come l'ultimo.‭ ‬Quant'è facile parlare?

Ci sono cose,‭ ‬sensazioni,‭ ‬che il mondo non capirà mai,‭ ‬

che devi tenere per te,‭ che devi risolvere da solo‭ ‬anche quando fuori piove.

Mi sono seduto alla deriva,‭ ‬del mare,‭ ‬i miei occhi sono chiusi e immagino l'amore‭ ‬,‭

immagino un'onda piena di innamorati,‭ ‬con tanti amanti che si baciano e sorridono ;

ma nessun vento arriva alla deriva‭ ‬a darti una parola ...

Tu vita tu che sai il senso io sono nullità senza il nulla

conducimi dunque ancora,‭ ‬nel suo respiro‭ ‬.


Vorrei essere il buio della notte,

per assorbire luce,‭ ‬purezza e bellezza dalle stelle.‭

Vorrei essere la luce chiara della luna

per avvolgere e confortare l'anima di chi ha paure,‭

in ‬afflizioni il proprio dolore in silenzio e in solitudine muore‭ ‬.


Vorrei essere l'amore,‭ ‬per sfiorare e aprire il cuore ai tanti:

a coloro che vivono prigionieri del gelo interiore e della rassegnazione‭;

avere la forza e il coraggio sufficiente per combattere

e sconfiggere il mio‭ "‬piccolo inferno‭" ‬quotidiano‭!‬


SI ,Ti abitui perché pensi che sia meglio della solitudine!

Ci si abitua.‭ ‬Ma abituarsi non è amare‭ ‬.Ho imparato a camminare con l'anima,

solo con l'anima, altrimenti non avrei potuto vivere in questo mondo fatto di materia,

ho pagato il prezzo all'amore,‭ ‬che perdonare capire,‭ ‬ascoltare,‭ ‬mi ha reso forte,‭ ‬

anche se fragile nel mio essere, ho imparato, per vedere quel che gli occhi non vedono,‭

per non morire‭ ‬,in questo mondo fatto di un‭ "‬io‭" ‬e mai di un noi.‭


Giovanni Maffeo - Poetanarratore‭ ‬.












 


IL CANTICO NARRANTE

LA SCALA NATURALE DELLA MIA VITA . GIOVANNI MAFFEO - POETANARRATORE -  Il cantico narrante . Introduzione . Dunque questa mia narrati...